THE RED BLUE LEGEND

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TOMAS SKUHRAVY

La capriola del gigante.

«Anche se sei straniero, questa tifoseria ti rimane nel cuore, vuoi vincere per loro. Per questa gente, che se lo merita»

 

                              

 Ci sono delle emozioni che restano nel cuore, impresse per sempre. Ci sono delle immagini che non saranno mai cancellate dal ricordo che ogni genoano ha della propria squadra. Quella corsa con il braccio destro alzato, quella capriola, quell’urlo della Nord, non possono che far pensare a una persona, a un uomo che ha dato tanto a questa maglia e che tuttora non può fare a meno di questi colori: Tomas Skuhravy. 
Chi l’ha visto giocare, ne è rimasto ammaliato. E chi non c’era ancora, ne avrà sentito raccontare le prodezze, le avrà viste in vecchi filmati, avrà in qualche modo vissuto i momenti magici che, insieme ai suoi compagni, ci ha regalato, e li avrà fatti propri.
Genova, 7 settembre 1893. Cesky Brod, 7 settembre 1965. Sarà un caso, ma il giorno del 72esimo compleanno del Grifone, in Repubblica Ceca nasce un campione che entrerà a sua volta a far parte della sua storia. 
Una volta approdato a Genova e trovate sia la forma sia l’intesa con tutta la squadra, il gigante di Praga (è il caso ricordarlo? Forse sì: 193 centimetri per 90 chili di peso) inizia a segnare, e non si ferma più. Durante la stagione della qualificazione in Uefa, 1990-1991, segna 15 reti su 33 presenze.  Ed è stata anche quella per lui più prolifica, pur rimanendo, in seguito, con una media di undici goal per campionato, fino a quello 1994-1995. L’anno seguente è segnato invece dal suo addio al Genoa, o meglio, dal suo arrivederci. Fondamentale la presenza al suo fianco di Pato Aguilera, che ogni cinque -dieci cross in area realizzava quello al bacio, per la zuccata vincente del ceco. Certo, il Genoa di Bagnoli brillava davvero in ogni parte del campo, non solo “davanti”, ma di certo Skuhravy e Aguilera possono essere considerati i simboli di quegli anni, insieme ovviamente a Gianluca Signorini.
In Uefa, come sappiamo, il Genoa non era certo partito in quarta: dopo la sconfitta di misura a Oviedo, compensata da una colossale trasferta automobilistica dei tifosi rossoblù, è stato proprio Tomas a regalare ai genoani la gioia del passaggio ai sedicesimi con una doppietta; la partita termina 3-1, qualificazione raggiunta proprio nei minuti finali, come nella migliore tradizione del Grifo. 


Tomas Skuhravy e Pato Aguilera: una coppia inscindibile.


Il cammino in Europa prosegue con la Dinamo e lo Steaua, entrambe squadre di Bucarest, per poi incrociarsi con quello del Liverpool e infine dell’Ajax. Protagonista ora è Pato, segnando due doppiette, la prima all’ Anfield Road, la seconda in casa contro gli olandesi, che prevalgono 3-2. Ad Amsterdam l’avventura europea si ferma e proprio l’Ajax quell’anno vince la Coppa.
Tomas Skuhravy non ha mai smesso di tifare Genoa. Non succede spesso che una squadra entri così nel cuore di un calciatore, fino a diventare davvero parte della sua vita. Sarà quel magico sette settembre, sarà la Nord, saranno i colori che ti entrano nel sangue, sarà la città, con i suoi tetti rossi e il suo mare blu. Sarà quello che è stato, ma la verità è che dopo tanti anni, lui è ancora qui.  Vive a Genova, partecipa a trasmissioni televisive, firma autografi, ricambia i sorrisi dei tifosi quando lo incontrano per strada, siede in tribuna anche per assistere alla spettacolare Genoa-Lumezzane. Come un vero tifoso. 
Ma torniamo ancora una volta indietro, siamo nel 1991. Cosa direbbe il gigante di Praga se gli chiedessimo di quegli anni. Di quella squadra. Del suo allenatore. Del Genoa di allora e di adesso. Forse ci risponderebbe così:  

«Quando scendi in campo e senti cantare il tuo nome da quei tifosi, provi un’emozione che non si può nemmeno raccontare. Davanti a così tante persone ogni domenica, devi vincere per forza, devi farlo per loro. E le squadre arrivano e tremano, ancor prima di entrare in campo».  

«Per me Pato era il miglior giocatore del mondo. Giocare con lui era come avere un occhio anche dietro: non devi costruire tu, se hai Pato, vai in porta e segni. Basta. Quella era la mia casa, lasciavo costruire agli altri: il mio campo di battaglia era davanti alla porta».  

«Bagnoli è stato il miglior allenatore di tutta la mia carriera. Era soprattutto un grande uomo, con lui potevi parlare di ogni tuo problema. Mi piaceva come sceglieva i giocatori: diventavano famosi solo dopo aver giocato con lui, come è successo a me».  

«Quell’anno pensavo davvero che avremmo vinto lo scudetto: abbiamo chiuso l’andata con un solo punto in meno del Milan che era primo in classifica. Con il ritmo che avevamo ancora nelle ultime partite, forse ce l’avremmo fatta se il campionato fosse durato ancora un po’».  

«Manca solo che vinca qualcosa, questo Genoa. Vorrei che mi desse questa soddisfazione. Questo decimo scudetto, anche senza di me, vorrei vederlo, in tribuna, da tifoso».

 

Vorremmo vederlo tanto anche noi, Tomas.

Chissà, forse un giorno…magari non troppo lontano…

 

di Paola Pedemonte

DATI STATISTICI:

Presenze nel Genoa: 163

Reti nel Genoa: 58