THE RED BLUE LEGEND

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GLI ANNI '70  

“Raccontami del tempo che fu, di visi solcati da una beata gioventù. Mostrami ciò che è stato e ciò che rimane. Aiutami a ritrovare ancora oggi volti che un tempo avevano i lineamenti degli eroi e che ora appartengono semplicemente a grandi uomini” (L.P.)
 

I saggi sostengono che una volta toccato il fondo non resta altro che raccogliere le forze per risalire. Metabolizzata in qualche modo la retrocessione in serie C, il Grifo punta le zampe e spinge con tutte le energie e l'orgoglio disponibili. Anche se, è bene dirlo, le difficoltà non mancano. Nell'assemblea del 4 Luglio 1970 l'unico azionista a non abbandonare una nave che dal punto di vista economico faceva decisamente acqua da tutte le parti è l'avvocato Bazzani, il quale però non riesce ad assicurare alla società le risorse finanziarie per condurre una campagna acquisti di prim'ordine. Nei momenti storici difficili, però, è tradizione, nella vita come nel calcio, che siano i grandi uomini a dare l'impulso giusto affinché si riesca a voltare pagina e ad imboccare la via della svolta. E la svolta rossoblù di quell'anno porta in maniera indelebile il nome di Arturo “Sandokan” Silvestri, tecnico in realtà già in forza al Grifone dall'anno precedente ma che non si fa spaventare dalla prospettiva di allestire e successivamente guidare una compagine costruita in situazione di assoluta emergenza. Interpretando il ruolo di “coach” in autentico stile britannico, Silvestri conduce in prima persona la campagna rafforzamenti della squadra, cede Mascheroni al Varese in cambio di Corradi e di una somma di denaro che viene immediatamente utilizzata per acquistare il portiere Lonardi dal Como. Arrivano poi anche il difensore Benini ed il centrocampista Piccioni, ma soprattutto vengono confermati i giovani e promettenti Maselli, Turone, Perotti, Bittolo e Speggiorin, sulle cui qualità viene sostanzialmente fondata la squadra che avrà il compito di tentare l'immediata risalita in "cadetteria".

 

Quadretto familiare per "Ramon" Turone, giovane promessa rossoblù

Il 4 Settembre entra poi in società l'imprenditore toscano Angelo Tongiani, che diviene presidente e porta in dote al Vecchio Balordo gli attaccanti Cini e Desolati. Il campionato di "C" si rivela durissimo, ma il Genoa si dimostra all'altezza della situazione e dopo aver messo in riga tutte le concorrenti (comprese le altre liguri Savona, Spezia, Imperia ed Entella) conquista il diritto a disputare il successivo torneo di serie B. Il purgatorio dura così solo una stagione, ed i rossoblù possono programmare la successiva annata consci dei propri punti di forza tecnici (leggi soprattutto Ramon Turone, dimostratosi libero di livello decisamente superiore) e dell'incontenibile passione con cui viene seguito dai propri tifosi, che durante il torneo di "C" non fanno mai mancare il proprio apporto alla squadra. Memorabili risultano in proposito la trasferta affrontata a bordo della motonave “Caralis” alla volta di Porto Torres e la partita casalinga contro la Spal del 21 Gennaio 1970, in occasione della quale ben 40000 spettatori affollarono gli spalti del Ferraris.
La nuova annata propone però vecchi problemi. In seno alla società non vi è pieno accordo tra i diversi azionisti ed il mercato porta in “dono” i soli Manera a Simoni dal Brescia. Accade così che il 28 Ottobre si decide di percorrere la strada dell'azionariato popolare, permettendo cioè ai tifosi di sottoscrivere quote societarie allo scopo di immettere nelle casse rossoblù denaro fresco. In poco più di 8 mesi i soci arrivano a quota 14000. Dopo un inizio di stagione difficile, Silvestri riesce a riprendere la rotta anche grazie al buon apporto garantito dagli acquisti autunnali Traspedini e soprattutto Garbarini, libero di grande temperamento giunto dalla Sampdoria e subito entrato nel cuore dei supporters per la grande generosità che dimostra in campo fin dal giorno in cui indossa la nuova casacca. La compagine genoana riesce addirittura a coltivare per alcune settimane qualche sogno di promozione, ma la incredibile (ed immeritata) sconfitta di Novara taglia le gambe agli uomini di “Sandokan”, che terminano il torneo distanti dalle prime posizioni.

 

Gigi Simoni, bandiera genoana prima in campo e poi in panchina


In occasione del successivo mercato estivo i due azionisti di maggioranza Berrino e Fossati, plenipotenziari dopo le dimissioni del presidente Tongiani, cedono i gioiello Turone al Milan e Speggiorin alla Fiorentina, portando per contro all'ombra della Lanterna il portiere Spalazzi, il centrocampista Scarrone e soprattutto il centravanti Bordon, che risulterà il rinforzo più importante. Al punto che Silvestri costruirà attorno a lui una compagine fortissima, composta dai terzini Manara e Ferrari a protezione del citato Spalazzi, con Maselli, Rossetti e Garbarini in mediana e con le mezzali Bittolo e Simoni pronte a mettere in movimento il tridente formato dallo stesso Bordon dagli esterni Perotti e Corradi. Il campionato cadetto edizione '72/'73 si tinge così inesorabilmente di rossoblù, tanto che il 17 Giugno a Marassi, in occasione del match contro il Lecco, il Vecchio Balordo riconquista un posto nell'olimpo del calcio italiano davanti ad oltre 55000 spettatori, mentre Corradi si laurea capocannoniere della "cadetteria" con 14 reti (Bordon si “ferma” a 13).

 

Mariolino Corso, talento puro per il Grifo


Esauriti i festeggiamenti, la società si trova di fronte alla necessità di reperire sul mercato i rinforzi che permettano al Genoa di affrontare al meglio la serie A appena faticosamente raggiunta. Le risorse a disposizione sono però limitate e si decide di puntare su uomini dal grande passato ma un po' avanti con gli anni. Arrivano così alla corte di Silvestri il difensore Rosati e il fantasista Corso, entrambi ex-nazionali azzurri. Ad essi si affiancano Maggioni, Busi e Mendoza. Le scelte societarie non si dimostrarono però vincenti, tanto che alla fine di una stagione con pochi episodi felici e parecchie domeniche amare per i tifosi la squadra fa mestamente ritorno in serie B. Il Grifo si ritrova così per l'ennesima volta a leccarsi ferite che bruciano come fuoco. Non tutto è però perduto. Nell'infausta annata appena conclusa si è infatti affacciato in prima squadra un giovanissimo attaccante dal fisico compatto e dalle grandi doti acrobatiche che presto farà brillare gli occhi dei tifosi genoani. Il suo nome è Roberto Pruzzo.

 

Presente e futuro del Genoa hanno un solo nome: Roberto Pruzzo

E proprio dal ragazzo di Crocefieschi riparte il Grifo, anche se le prime novità della successiva stagione arrivano dal fronte societario. Berrino, infatti, cede le proprie azioni a Baldazzi, con Fossati che di fatto rimane “uomo solo al timone”. Con Silvestri nel ruolo di direttore sportivo, per la panchina viene scelto Guido Vincenzi, tecnico preparato ma troppo legato ai colori blucerchiati a causa dei tanti anni passati sull'altra “sponda” cittadina nelle vesti di calciatore prima e di allenatore poi. Proprio il passato sportivo impedisce a Vincenzi di entrare nelle grazie dei sostenutori rossoblù e dopo una buona partenza ed un successivo evidente calo nel rendimento della squadra dove lasciare il posto al proprio secondo, Gigi Simoni. Quest'ultimo riesce a sfruttare al meglio le qualità dei nuovi acquisti stagionali, ovvero Girardi, Arcoleo, Bergamaschi, Campidonico e Di Giovanni, proponendo spesso un gioco piacevole e concludendo il torneo con un 7? posto che non frutta l'agognata promozione ma permette di guardare al futuro con un certo ottimismo. A fine stagione, tra l'altro, Pruzzo conta al proprio attivo 12 reti e si candida a ruolo di “bomber” del futuro.

 

Anche la Nazionale si interessa a "O Rey" di Crocefieschi


Nella stagione successiva, 1975/'76, Fossati opera in modo oculato sul mercato, effettuando pochi ma decisivi innesti (Conti e Bonci su tutti). L'inizio di campionato è a scartamento ridotto ma poi il Grifo ingrana la quarta e per gli avversari sono dolori. A fine torneo i genoani si classificano primi (a pari merito con altre due compagini) vantano la miglior differenza reti (57 gol fatti e 33 subiti) e conquistano la promozione in A. Pruzzo segna ben 21 reti, mentre Bonci si “ferma” a quota 17. In occasione dell'ultima partita di campionato il grande Verdeal, tornato a Genova per l'occasione, festeggia sul prato del Ferraris gli eroi rossoblù, la cui stagione da incorniciare è arricchita da alcuni risultati prestigiosi ed altisonanti nel dato numerico (vittorie 5-2 sul Brescia, 4-0 sulla Sambenedettese e 3-0 sulla Ternana).

 

Pruzzo-Conti: la coppia che fa sognare la Nord in futuro renderà grande la Roma


Nemmeno il tempo di godersi la festa e la dirigenza deve rintuzzare l'attacco della Juve, decisa a “mettere le mani”, manco a dirlo, su Roberto Pruzzo. In questo frangente viene però fuori tutta l'abilità di Renzo Fossati, che riesce a concedere ai bianconeri solo un'opzione sulla eventuale futura cessione dell'attaccante e portando in cambio all'ombra della Lanterna Oscar “Flipper” Damiani, attaccante esterno di grande talento. La squadra perde Bruno Conti, che torna alla Roma per fine prestito, e Bonci, tra i protagonisti della promozione, ma può contare sui nuovi arrivati Onofri, Secondini, Matteoni, Basilico e Ogliari. Ancora una volta la partenza in campionato è a ritmi bassi ma il successivo cambio di passo permette ai Grifoni di disputare un'ottima stagione, che si conclude con l'11
? posto finale e con all'attivo il terzo attacco assoluto con 40 gol alle spalle di Juventus e Torino (rispettivamente primo e secondo classificato). Ciliegina sulla torta uno dei tanti record della lunga storia rossoblù: il match disputato a Marassi il 6 Febbraio 1977 proprio contro il Toro viene per la prima volta proposto dalla tv a colori. Da sottolineare anche i 18 centri realizzati dal solito Pruzzo, ormai centravanti di fama nazionale, e le importanti vittorie contro Lazio, Milan e Samp (quest'ultima assai “pesante” ai fini della retrocessione fatta registrare a fine torneo dai blucerchiati).

 

Sebino Nela, muscoli, coraggio e personalità dal vivaio alla prima squadra


La successiva stagione si apre ancora all'insegna della continuità, con i soli innesti di Silipo e Berni nello scacchiere tattico genoano. E la partenza, al contrario di quanto accaduto nelle annate precedenti, fa ben sperare, dal momento che dopo quattro turni il Genoa guarda tutti dall'alto della prima posizione in classifica. La magìa, però, ha vita breve e solo una certa ripresa registrata a cavallo tra Gennaio e Febbraio dopo un lungo periodo nero permette a Damiani e compagni di respirare leggermente. Il traumatico licenziamento del direttore sportivo Silvestri e la sua sostituzione con Riccardo Sogliano, però, finisce per togliere serenità alla squadra e l'agonia genoana finisce con una nuova retrocessione in B. Emblematico di una stagione negativa ma che assai poco fortunata è l'episodio dell'ormai famoso rigore sbagliato dal solitamente infallibile Pruzzo, che nell'ultimo match casalingo calcia tra le braccia di un giovanissimo ed emozionato Ivano Bordon il penalty della possibile vittoria contro l'Inter (1-1 il risultato finale). Per la cronaca il Grifone retrocede comunque per differenza reti, grazie alla quale si salvano invece Fiorentina, Lazio e Bologna.

 

Oscar "Flipper" Damiani: la classe al servizio del Genoa


Anno nuovo squadra nuova. All'alba della stagione 1978/'79 il vulcanico Sogliano produce una vera e propria rivoluzione che porta a Genova il duo Musiello-Conti (dalla Roma in cambio, purtroppo, di Roberto Pruzzo) ed i vari Magnocavallo, Gorin, Odorizzi, Miano, Sandreani e Boito. Restano, insieme a pochi altri, Girardi e Damiani. La panchina viene affidata a Maroso, che dopo 10 giornate viene rilevato da Puricelli. Il cambio non dà però i risultati sperati e a dieci turni dalla fine viene ingaggiato Bui, che riesce a raddrizzare un campionato tutto storto evitando la caduta in C proprio all'ultima giornata grazie ad una risicata vittoria sulla Spal (1-0 con rete di Damiani).
Le pessime prestazione della squadra fatte registrare nel torneo appena concluso consigliano Fossati a sterzare ulteriormente, affidando, per la stagione 1979/'80, i compiti di direttore sportivo a Mosconi e la conduzione tecnica a Gianni Di Marzio. L'inversione di rotta non ha luogo ma alcuni significativi segnali positivi arrivano eccome. La compagine messa in campo dal nuovo allenatore si dimostra quanto meno solida anche grazie al ritorno di Onofri ed all'innesto dei nuovi acquisti Lorini, Manfrin, di Chiara e Giovannelli. Anche la promozione tra i titolari del giovane e promettente Sebino Nela porta buoni frutti ed i 38 punti finali permettono al Grifo di conquistare una tranquilla posizione di centro classifica e di puntare il mirino dell'ambizione sul decennio che sta per iniziare.

 

Claudio Onofri, uno dei calciatori più amati dell'intera storia rossoblù