THE RED BLUE LEGEND

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PENAROL, LA PASSIONE DEI “CARBONEROS”.

 

 

La casacca di una squadra di calcio, si sa, è sempre intrisa di storia. A volte subisce l'influsso del tempo, al giorno d'oggi è spesso soggetta a “rivisitazioni” (talvolta di dubbio gusto), ma nella sostanza essa rimane una sorta di “summa” di elementi capaci di racchiudere in sé decenni di vita sportiva e di gesta eroiche. E se ciò è valido nella stragrande maggioranza dei casi, a maggior ragione non si può che condividere il concetto se si ripercorre la storia di uno dei club più prestigiosi e blasonati dell'intero Sud America: il Penarol di Montevideo. Quando infatti, il 28 Settembre del 1891, un nutrito gruppo di ferrovieri della  società di trasporto nazionale (per la cronaca 72 inglesi, 45 uruguaiani e 1 tedesco) fondò il Central Uruguay Railway Cricket Club, considerato a tutti gli effetti l'embrione dell'odierno Penarol, il dilemma relativo alla scelta della divisa sociale si pose ben presto. Ma altrettanto presto i padri fondatori partorirono una soluzione tanto elementare quanto azzeccata: “Perché non indossare anche sul terreno da gioco la divisa abitualmente utilizzata nelle lunghe e faticose giornate di lavoro?”, si domandarono probabilmente quegli oltre 100 appassionati. E l'idea piacque presumibilmente a tutti, dal momento che quella fu la soluzione adottata. Ora, si dà il caso che i ferrovieri uruguaiani (detti a quel tempo “Carboneros”, soprannome che ancora oggi distingue calciatori e tifosi del Penarol) indossassero all'epoca una camicia a righe verticali gialle e nere. E quella divenne la prima divisa ufficiale del club. Club che l'ha conservata intatta fino ad oggi, riprendendo anzi gli stessi colori anche sullo stemma ufficiale, anch'esso di incredibile semplicità ma di grande impatto: le righe verticali giallonere sono sovrastate da 11 stelle gialle. Queste ultime rappresentano gli 11 atleti che scendono in campo. Una maglia, uno stemma, interi fiumi di passione, dunque.


Alcide Ghiggia, uno dei più grandi talenti che abbiano mai vestito la maglia giallonera.

Ma come si è passati dall'originario Central Uruguay Railway Cricket Club all'odierna denominazione? Il tutto accadde nel Marzo del 1914, allorché i soci avvertirono il bisogno di legare maggiormente la propria creatura al territorio che, circa 20 anni prima, l'aveva partorita. Penarol era all'epoca una piccola città a 10 km da Montevideo, il cui nome era stato coniato in maniera assai curiosa nel corso del XVIII secolo. In quei territori ricchi di vigneti e coltivazioni di ogni tipo aveva infatti trovato fortuna e benessere economico un certo Giovanni Battista Crosa, italiano originario di Pinerolo, cui la gente del posto aveva, appunto, attribuito il soprannome “Pinerol”.


Pepe Schiaffino, altro mito "made in Penarol".


Il nome mutò dunque in Penarol, ma all'inizio, è chiaro, le presenza dei maestri britannici in seno al club, a livello dirigenziale ma anche e soprattutto tra coloro che scendevano in campo, fu preponderante. I primi tre capitani della storia giallonera, ovvero McGregor, Craven e Jackson, cedettero però la fascia, con il passare del tempo, a Julio Negron, di professione operaio e primo condottiero uruguaiano dei Carboneros. Il fatto, apparentemente di poco conto, segnò al contrario un ulteriore passo avanti verso una sempre più marcata identificazione degli abitanti di Montevideo nel club. La storia, però, non aspetta ed i Carboneros dovettero ben presto confrontarsi con una... concorrenza assai agguerrita! La grande popolarità guadagnata dal football in Uruguay portò, infatti, alla nascita di numerosi sodalizi calcistici. Uno di questi, nato dalla fusione di Montevideo e Uruguay Athletic, prese il nome di Nacional e con il passare degli anni divenne il principale avversario del Penarol, tanto che ancora oggi il “derby” tra le due squadre rappresenta una tra le più note ed attese “stracittadine” del mondo. Per la cronaca, il primo “clasico” andò in scena su un terreno di gioco ben diverso da quelli attuali, il polveroso e sconnesso Parque Central, e si concluse con la vittoria dei gialloneri per 2-0. Era il 25 Luglio del 1900. Da quel giorno un mare di pagine di storia sui Carboneros sono state scritte grazie ad umili e grintosi gregari, ma anche e soprattutto per merito di tanti fuoriclasse che hanno avuto l'onore di vestire la gloriosa casacca a strisce verticali. Tra questi ultimi un posto speciale spetta di diritto a Juan Alberto “Pepe” Schiaffino, uno dei più grandi talenti mai prodotti dal calcio uruguaiano. Proprio Schiaffino, rifinitore e realizzatore eccezionale, costituì con il regista Obdulio Varela ed il veloce Alcide Ghiggia la colonna vertebrale della Nazionale “Celeste” che nel 1950, contro ogni pronostico, strappò al Brasile il titolo di campione del mondo, trasformando in lacrime l'entusiasmo traboccante di un “Maracanà” colmo di tifosi fino all'inverosimile.


Obdulio Varela, il grande capitano che sfidò il Maracanà.


In ogni caso, se è vero che fin dall'introduzione del professionismo nel calcio uruguagio il Penarol ha saputo far valere la propria superiorità, vincendo tra l'altro il primo campionato ufficiale nel 1932, è nel periodo compreso tra il 1958 e la prima metà degli anni '60 che il club si costruì un'immagine vincente anche a livello mondiale. In quel periodo, infatti, grazie anche alle prodezze di un altro immenso fuoriclasse, Alberto Spencer, nella bacheca del club finirono otto scudetti, ben tre coppe Libertadores ed una coppa Intercontinentale, conquistata con un'impresa memorabile ai danni del Benfica.
Grandi attaccanti e geniali fantasisti, dunque, nella storia del Penarol. Ma non solo. Tra i campioni da ricordare trova posto anche un portiere, Ladislao Mazurkiewicz, colonna dei gialloneri negli anni '60 e '70. Acquistato per 500.000 pesos dal Racing Club, il giovane “Mazurka” riuscì nell'impresa di soffiare ben presto il posto da titolare ad una istituzione quale Luis Maidana, guidando in seguito i compagni di club e quelli della Nazionale a numerose vittorie importanti. Leggendari divennero i suoi duelli con Pelé, consumati, anche in questo caso, sia a livello di club, nel corso di roventi sfide di coppa Libertadores contro il Santos, sia con le casacche delle rispettive rappresentative.


Ladislao Mazurkiewicz, il mito tra i pali dei "Carboneros".

La conquista dell'ennesima coppa Libertadores datata 1966 rappresentò un'ulteriore tappa nella storia del sodalizio, che pochi anni più tardi, nel 1973, vide approdare tra le proprie fila l'ennesimo fuoriclasse, Fernando Morena, bomber implacabile e capace di mettere a segno ben 668 reti con i Carboneros. La venerazione che ebbe la tifoseria nei suoi confronti è testimoniata anche da quanto successe nel 1981, a distanza di un paio di anni dalla cessione dell'attaccante agli spagnoli del Rayo Vallecano. Grazie ad una raccolta di fondi organizzata dai supporters, cui parteciparono anche alcuni calciatori della rosa, vennero messi insieme circa un milione di dollari e la somma permise alla società di riportare in patria colui che in seguito venne soprannominato “El Goleador del Siglo”, il goleador del secolo. “Se avessi intuito che l'affetto della gente era così grande nei miei confronti - dichiarò il “figliol prodigo” nel giorno del ritorno a Montevideo - non sarei mai partito alla volta dell'Europa”.
Anche gli anni '80 furono assai ricchi di successi per il Penarol, che conquistò la seconda coppa Intercontinentale (ai danni dell'Aston Villa) e due coppe Libertadores, oltre a diversi scudetti vinti anche grazie all'apporto dei futuri genoani Ruben Paz, Josè Perdomo e  Carlos “Pato” Aguilera. E proprio il simbolico passaggio di consegne tra questi ultimi ed il talentuoso Pablo Bengoechea segnò l'inizio del decennio seguente, nel quale il dominio giallonero, soprattutto in patria, non conobbe il minimo declino, con un palmares  ulteriormente arricchito da ben 6 titoli nazionali vinti tra il 1993 ed il 1999.
Naturale e fisiologico, a questo punto, che dopo tanti e tali vittorie potesse arrivare un periodo di leggero declino sportivo, conosciuto in effetti alle soglie del nuovo secolo. Ma la storia ed il blasone, che in molti casi rappresentano un “peso” difficile da gestire, assai più spesso costituiscono un formidabile fattore di spinta. E proprio da questo magico “propellente”, abilmente miscelato con l'inesauribile entusiasmo del popolo dei Carboneros, il club di Montevideo è già idealmente ripartito verso un futuro da disegnare ad immagine e somiglianza del passato. Come palcoscenico un parto verde. Sulla pelle la maglia dei vecchi ferrovieri della capitale.  


Un piccolo scorcio della sala dei trofei del Penarol.