THE RED BLUE LEGEND

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OTTAVIO BARBIERI
 

“Sono un po' stanco, gioco solo un tempo”.
 

“Mi ruberete il respiro, ma io continuerò ad avanzare. Mi spezzerete le gambe ed io farò forza sulle braccia. Mi taglierete le braccia e la mia leggenda vi schiaccerà”. (L.P.)

 

   

Ci sono cose che nessuna retrocessione o penalizzazione o persecuzione giuridico-sportiva potrà mai portare via al Genoa e ai genoani. Ad esempio la storia e i volti dei grandi uomini che hanno contribuito a scriverla. Uomini che pur non chiamandosi Pelé o Maradona o Puskas o Di Stefano, hanno tuttavia saputo imprimere il proprio marchio nelle pagine importanti del libro del tempo. Uomini, prima ancora che calciatori. Come Ottavio Barbieri, classe 1899, la cui grandezza ed il cui attaccamento alla maglia rossoblù è testimoniato anche (ma non solo) dal fatto che al suo nome si è legato uno dei gruppi storici della gradinata Nord. Che fosse un atleta destinato a lasciare un segno indelebile, del resto, si sarebbe potuto intuire già dalle circostanze che videro il suo esordio in prima squadra. In prossimità della Pasqua del 1919, infatti, l'allora tecnico Garbutt si trovò alle prese con problemi di formazione prima di un incontro. Prese dunque da parte Ottavio, che aveva appena terminato di giocare 90 minuti con la squadra riserve del Genoa, e gli chiese se se la sentisse di scendere nuovamente in campo, questa volta con i titolari. Avversari di turno erano dei calciatori professionisti militari inglesi. “Certo mister, un tempo lo faccio volentieri” fu la risposta del centrocampista, e via sul prato verde a macinare polvere e chilometri non per un tempo ma per un'altra ora e mezza filata. Da quel giorno Barbieri entrò dritto nel “Top 11” rossoblù di tutti i tempi, disputando 268 partite condite da 13 reti e conquistando in 12 stagioni due scudetti e tanti piazzamenti di prestigio.

 

Ottavio Barbieri con la maglia del Genoa.

Mediano destro nel mitico “sistema”, Ottavio regalò alla squadra buona qualità ed immensa quantità, contribuendo a rendere impenetrabile la difesa e permettendo ai compagni, grazie anche all'aiuto degli altri due mediani Leale e Burlando, di vincere il torneo 1922-'23 senza subire alcuna sconfitta. Del suo talento si accorse anche lo staff tecnico azzurro di quegli anni, tanto che il suo “palmares” personale si arricchì anche di 21 presenze in Nazionale, con esordio il 5 Maggio 1921 ad Anversa, avversario il Belgio. La storia però non aspetta, anzi spesso corre. E allora, appese le scarpette al chiodo a soli 33 anni a causa di un infortunio, Barbieri divenne allenatore ed anche dalla panchina mise in mostra il proprio eccezionale talento. Vinse un campionato di serie C all'Aquila, conquistò la serie A con l'Atalanta nel 1937, ma è a La Spezia che compì il vero capolavoro. Alla guida di atleti provati dalla fame portata dal conflitto mondiale, guidò i Vigili del Fuoco spezzini alla vittoria nel Campionato di Guerra nel 1943/'44. Mossa vincente si rivelò l'introduzione del “mezzo sistema”, schema che prevedeva difesa arcigna e contropiede e che in seguito avrebbe fatto la fortuna del calcio italiano per parecchi decenni. La grande abilità tattica mostrata, tra l'altro, portò Barbieri addirittura a ricoprire per un certo periodo il ruolo di vice tecnico della Nazionale al fianco di Vittorio Pozzo ed a guidare in tre distinte occasioni l'amato Genoa, dapprima come co-allenatore al fianco del maestro Garbutt (1938-'39) e poi come responsabile unico. Sul finire del campionato 1948-'49 ecco il primo incontro forte con il destino. L'amico e collega Egri Erbestein, tecnico del Grande Torino, chiese ad Ottavio di partecipare alla trasferta dei granata a Lisbona per un'amichevole contro il Benfica. Gli impegni lavorativi che costrinsero l'ex-rossoblù a declinare l'invito evitarono anche che sulla lapide deposta in seguito ai piedi della basilica di Superga venisse inciso anche il suo nome. Al rientro da quella trasferta, infatti, il Grande Torino spiccò il volo verso la Leggenda. A quella sciagura scampò, tra l'altro, anche Sauro Tomà, difensore granata rimasto in Italia perché infortunato. Ai tempi della militanza nello Spezia era stato proprio mister Barbieri a lanciarlo nel calcio che conta. Ma il destino non si può sfidare due volte. Pochi mesi dopo quello scampato pericolo, il 28 Dicembre 1949, un male incurabile si portò via Ottavio. E chissà che oggi, insieme a tanti compagni di allora, proprio quell'inesauribile mediano non stia contendendo l'ennesimo scudetto agli eroi di Superga. Di certo dove si trova ora un campo su cui macinare polvere e chilometri lo avrà trovato...

 

 

Dati statistici

Presenze nel Genoa: 63

Reti nel Genoa: 0

Presenze in Nazionale: 21

Reti in Nazionale: 0