THE RED BLUE LEGEND

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OSVALDO BAGNOLI

"Il terzino faccia il terzino"  

"Una zingara un giorno mi lesse la mano. Poi mi disse: <<Che cosa vorresti nel tuo futuro: salute, ricchezza o longevità?>>. <<Vorrei consapevolezza>>, risposi io". (L.P.)



“Il Genoa accuserà la partenza di Scoglio. Bagnoli è infatti un allenatore antiquato...”. Con queste parole uno dei più famosi fanfaroni del giornalismo italiano commentò, nell'estate del 1990, l'avvicendamento sulla panchina rossoblù. Fortunatamente, però,  il calcio lo fanno i protagonisti e non i “parolai”. E chissà se il diretto interessato sarà mai stato messo al corrente della “sparata” giornalistica. In ogni caso la storia ha raccontato, in seguito, qualcosa di decisamente diverso.  
Osvaldo Bagnoli nasce a Milano il 3 Luglio del 1935 e da calciatore costruisce una buona carriera (“se non avessi giocato a calcio avrei fatto l'operaio”, ha detto di recente in un'intervista), vissuta soprattutto con la maglia del Milan. Centrocampista di sostanza, Bagnoli vince anche uno scudetto nel 1957, prima di chiudere l'avventura agonistica sui campi di provincia. Quando però passa alla panchina, ecco il cosiddetto “botto”! Dopo alcune stagioni di ovvia gavetta, approda a Verona, dove in pochi anni costruisce quella che ancora oggi viene ricordata come una vera e propria impresa. A dispetto dello strapotere economico delle tradizionali grandi del calcio italiano, con a disposizione  calciatori validi ma da ricostruire psicologicamente o da rilanciare tecnicamente, Bagnoli mette insieme una squadra competitiva ai massimi livelli. Quando poi l'allora presidente Chiampan gli regala due innesti di valore internazionale, il gioco è fatto. Il panzer tedesco Briegel va a completare il centrocampo con il regista Di Gennaro ed il mediano Volpati, il danese Elkjaer costituisce con Galderisi un tandem perfetto per le “imbeccate” dell'ala Fanna. La difesa, con Ferroni, Silvano Fontolan, Tricella e Marangon davanti al portiere Garella, completa una compagine che, contro tutti i pronostici, vince meritatamente il campionato 1984/'85. Poi, dopo alcuni anni, arriva il declino economico della società scaligera, che cede via via tutti i pezzi pregiati e retrocede in B. L'uomo della Bovisa, però, non si arrende e cerca una nuova avventura. La trova a Genova, sponda rossoblù. La società gli affida la squadra costruita in due anni da Franco Scoglio, della quale però non fanno più parte Nappi e soprattutto Fontolan. Con ancora negli occhi le imprese del duo Galderisi-Elkjaer, Bagnoli chiede di affiancare al piccolo e veloce Aguilera un gigante forte di testa. I dirigenti sondano il mercato e durante i mondiali italiani notano un certo Tomas Skuhravy, centravanti della nazionale cecoslovacca. Con un bliz nel ritiro dei biancorossi arriva la firma sul contratto e Skuhravy diventa rossoblù. Pochi mesi dopo Spinelli vorrebbe regalare al proprio allenatore anche il centrocampista russo Dobrovolskj, ma Bagnoli sa bene che alla squadra manca un esterno sinistro. E così ecco arrivare il brasiliano Branco. Gli ingredienti, a questo punto, ci sono tutti. Occorre solo mettersi al lavoro. L'inizio non è dei più felici, la squadra stenta e in Coppa Italia viene eliminata dalla Roma tra i fischi del pubblico rossoblù. Il mister però non ci sta, si presenta in sala stampa, punta il dito verso i supporters e pronuncia più o meno queste parole:”Domenica prossima abbiamo il derby con la Sampdoria. Ma certi tifosi la nostra vittoria non se la meritano!”. Ed infatti pochi giorni dopo è in programma la partita delle partite. La Samp veleggia nelle prime posizioni della classifica e pensare ad una vittoria del Genoa appare improponibile. Ma il Genoa non solo vince ma stravince, a dispetto di un risultato (2-1) che non fotografa perfettamente l'andamento dell'incontro. Da questo momento la stagione del Grifone cambia completamente. In un'escalation di grandi prestazioni la squadra mette in riga molti avversari teoricamente più quotati e, nella decisiva sfida contro la Juventus, conquista il quarto posto e con esso il diritto a disputare la Coppa Uefa. Quella squadra, del resto, gioca un calcio meraviglioso. Davanti al portiere Braglia, Signorini dirige la difesa, con Torrente e Caricola incaricati di sorvegliare gli avanti avversari. Il tutto a zona, con scalatura delle marcature applicata secondo manuale. Alla faccia dell'allenatore antiquato. A centrocampo Eranio e Branco salgono e scendono sulle fasce, mentre Ruotolo e Onorati assistono Bortolazzi nella costruzione della manovra. Davanti Aguilera e Skuhravy si integrano alla perfezione e formano una delle coppie d'attacco più forti dell'intera storia del Grifone.  
Forte di una tale organizzazione e di un gruppo affiatato, il Genoa, la stagione successiva, arriva fino ai quarti di finale in Coppa Uefa, cedendo solo all'Ajax guidato da campioni quali Blind, Bergkamp, Jonk, Winter e i fratelli De Boer. Meno bene va in campionato, con i rossoblù che chiudono sotto la metà classifica con sei sconfitte negli ultimi sei incontri della stagione. Anche nei momenti di difficoltà, però, Bagnoli sa restare sereno, regalando sempre gocce della propria naturale umanità. Come dopo l'incontro perso a Marassi con l'Ascoli pochi giorni prima dell'incontro di coppa con il Real Oviedo. “Mister, l'allenatore avversario De Sisti dice che oggi avete perso – lo incalza un giornalista genovese – ma che certamente vincerete con l'Oviedo mercoledì prossimo!”. Lui, seduto, si porta le mani tra le gambe. “Ma che fa, mister, tocca ferro?”, chiede un altro giornalista. “No – risponde lui – mi tocco i cogl....!”. E giù una risata. In questo episodio, come in tanti altri che si potrebbero rievocare, è racchiusa la personalità di colui che senza dubbio può essere definito uno dei più grandi allenatori della ultracentenaria storia del Grifone. Un tecnico che, nel pieno dell'era-Sacchi e della rivoluzione del calcio a zona all'olandese, praticava un gioco incredibilmente moderno ma che, davanti ai taccuini, affermava senza timore:”Nel calcio il terzino deve fare il terzino!”. Già, del resto si sa che le vere rivoluzioni sono quelle silenziose, quelle che scavano in profondità con la forza di idee semplici nella propria originalità.  


Osvaldo Bagnoli durante l'esperienza all'Inter. L'ultima della sua carriera.


Alla fine, dopo due stagioni intense sulla panchina rossoblù, mister Osvaldo sente aria di smobilitazione. La società mette sul mercato Eranio e Aguilera, l'Inter gli formula una proposta interessante, con la possibilità di andare ad allenare, per la prima volta nella propria carriera di tecnico, una squadra di primissima fascia. Il divorzio è sancito, le strade di Bagnoli e del Genoa si dividono al termine della stagione 1991/'92. I tecnici che si succedono negli anni immediatamente successivi alla guida del Grifone sembrano accusare in qualche modo il vuoto lasciato da quel grande collega. Fino all'avvento di Enrico Prezioni alla guida della società, datato oltre 10 anni dopo, ed all'arrivo all'ombra della Lanterna di Giampiero Gasperini, nessun allenatore darà più l'impressione di avere saldamente in mano le redini della squadra come quell'omino dal naso un po' sporgente, che era solito percorrere il tragitto tra l'uscita degli spogliatoi e la panchina a capo chino, assorto in chissà quali pensieri.