THE RED BLUE LEGEND

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LUIGI MERONI
 

 Il volo della Farfalla.
 

“Ho disegnato traiettorie magiche, fendendo l'aria con la leggerezza delle mie ali colorate. Ho riempito di quelle traiettorie lo spazio, fino a che Dio mi ha regalato la possibilità di volare ancora più in alto. A quel punto ho continuato a disegnare quelle magiche traiettorie. Il mio cielo non era più fatto di spazio. Ma di tempo”. (L.P.)

 

 

Quante volte in passato il famoso e famigerato mercato autunnale ha salvato il Genoa da prospettive di classifica assai poco rosee! Ci fu in particolare un periodo, nel corso dei primi anni '80, in cui la dirigenza rossoblù, dopo aver dovuto fare immancabilmente i conti in estate con budget decisamente magri, si tuffava ogni anno nel cosiddetto mercato di riparazione con la disperata convinzione di pescare, magari nelle serie inferiori e possibilmente a bassissimo costo, l'uomo in grado di regalare quel qualcosa in più ad una squadra che molto spesso navigava, dopo pochi mesi di campionato, in cattive acque. Il vero e proprio miracolo, però, stava nel fatto che l'operazione di solito riusciva! Già, perché grazie al fiuto di osservatori evidentemente capaci, nel giro di pochi anni giunsero a Genova Giuseppe Corti, mediano “settepolmoni”, Massimo Briaschi, bomber di razza passato poi alla Juve, Francesco Mileti, centrocampista polivalente, ed altri ancora. Eravamo, come detto, negli anno '80. Ma non erano quelle le prime occasioni in cui il Grifone usciva dal periodo delle contrattazioni autunnali con una “perla” in più nel proprio scrigno. Quasi due decenni prima, nel 1962, era arrivato, ad esempio, da Como un attaccante di cui si parlava assai bene tra gli addetti ai lavori ma sul quale evidentemente nessuna delle tradizionali grandi aveva all'epoca ancora messo gli occhi. Quel ragazzo dal fisico asciutto e dallo sguardo sveglio si chiamava Luigi Meroni ed al momento dell'approdo in rossoblù non aveva ancora compiuto vent'anni. L'allenatore di allora, Renato Gei, capì subito che si tratta di un potenziale campione, ma si rese anche conto che il processo di maturazione di quell'ala tutta finte e dribbling doveva ancora conoscere tappe importanti. Decise allora di non “bruciarlo”, preferendogli per buona parte della stagione uomini magari meno talentuosi ma senz'altro più esperti. I compagni dell'epoca, però, raccontano ancora oggi di un Meroni molto sereno, per nulla infastidito da quella noiosa gavetta. Gigi, a detta di tutti, era fatto così: sapeva trasformare l'entusiasmo tipico della sua età in pazienza ed in ferrea convinzione nei propri mezzi. Era cioè convinto che il proprio turno sarebbe arrivato presto e dunque non pareva avere fretta di spiccare il volo. Nessuna fretta e nessuna paura. Come quella volta, l'anno precedente, in cui “Pinella” Baldini, all'epoca tecnico del Como, lo aveva mandato in campo dal primo minuto con la maglia dei lariani contro la Lazio in Coppa Italia. Gigi, anziché soffrire l'emozione dell'esordio, aveva iniziato ad ubriacare di finte i difensori azzurri, tanto che questi ultimi non avevano trovato di meglio che riempirlo di calci. Ma lui non si era lamentato nemmeno una volta. Lo stesso Baldini confessò anni dopo che quando lo aveva richiamato in panchina era stato solo per evitare che gli avversari, sempre più infastiditi dai dribbling subiti, gli spezzassero letteralmente le gambe. Senza paura e con grande caparbietà, Gigi iniziò dunque, poche settimane dopo l'arrivo a Genova, ad inviare “segnali” inequivocabili a mister Gei, che nello stesso girone di ritorno del campionato '62/'63, convinto dai grandi progressi fatti registrare dal ragazzo, regalò a quest'ultimo una maglia da titolare. La risposta di Meroni fu tale che il Genoa, invischiato nella lotta per non retrocedere, riuscì alla fine a conquistare una meritata salvezza. La società capì che su quel piccolo fenomeno si poteva e si doveva puntare. E così fu. L'anno successivo la guida tecnica della squadra fu affidata a Beniamino Santos, il quale si fece subito di Gigi un titolare inamovibile. Preparatissimo dal punto di vista tattico, Santos diede al Grifone un'eccellente organizzazione di gioco, puntando poi sulle invenzioni di Meroni per scardinare le difese avversarie. Ed a quest'ultimo non parve vero. Nonostante mancasse in rosa un vero bomber, egli seppe imporsi come attaccante completo, capace di giocare non solo lungo la fascia come negli anni precedenti, ma bravo, al contrario, a muoversi su tutto il fronte dell'attacco. I suoi 6 gol in 27 partite e soprattutto il suo gioco imprevedibile contribuirono in maniera consistente alla conquista dell'ottavo posto finale in campionato, risultato che sarebbe stato migliorato soltanto nel torneo '90/'91 per opera dell'EuroGenoa di Osvaldo Bagnoli. La farfalla dunque aveva spiccato il volo.

 

Gigi Meroni segna un gol a Marassi, con la maglia del Grifone, contro la Juventus.

Calzettoni abbassati, maglia fuori dei pantaloncini, Meroni rappresentava ormai agli occhi dei tifosi non solo genoani il talento allo stato puro, la libertà di inventare con il pallone tra i piedi fatta a persona. Ma la crescente popolarità di Gigi portò a Marassi i primi osservatori e quindi l'interesse di altre società. I dirigenti rossoblù, alle prese con un bilancio da mantenere in difficile equilibrio, fiutarono la possibilità di rimpinguare le casse del club. I tifosi però insorsero ed allora venne avanzata una proposta rivoluzionaria per i tempi: se in 3000 supporters avessero sottoscritto un abbonamento biennale Meroni sarebbe rimasto a Genova. I sottoscrittori furono però poco più di novecento (tra essi si narra ci fosse anche il futuro presidente della Sampdoria Paolo Mantovani) e la farfalla si trasferì a Torino per indossare la maglia granata. Al Genoa andarono 300 milioni.
La partenza di Gigi costituì un episodio doloroso per i genoani non solo per il forzato addio ad un grande campione. Appresa la notizia dell'imminente cessione del proprio uomo migliore, il tecnico Beniamino Santos, che si trovava in Spagna, provò infatti a rientrare in tutta fretta in Italia per cercare di dissuadere la dirigenza dal compiere l'operazione di mercato. Nel tragitto rimase però vittima di un incidente stradale e perse la vita. Il Grifone si ritrovò così, d'un colpo, orfano dei due principali protagonisti della eccezionale stagione '63/'64. La carriera di Gigi, invece, continuò e conobbe vette di successo ancora più alte. La maglia granata gli regalò ancora maggiore visibilità. Rimase però vivo nei cuori dei genoani il ricordo di un campione unico in tutti i sensi, estroso ed incontenibile in campo, con quel suo caratteristico caracollare con la palla al piede ed i calzettoni abbassati, e straordinariamente umano fuori dal rettangolo di gioco, quando la farfalla lasciava spazio ad un ragazzo con l'entusiasmo tipico della propria età. Il periodo torinese permise a Meroni di conoscere anche l'onore e l'emozione di indossare la maglia azzurra, con cui l'attaccante giocò in 6 occasioni segnando anche 2 reti.

 

Gigi al Toro. L'ultimo volo della "Farfalla".


Il destino lo attese però al varco la sera del 15 Ottobre 1967. Rientrato a casa dopo una partita, si narra che, accortosi di aver dimenticato le chiavi di casa e non essendo ancora tornata la moglie, avesse deciso di fare un passo al bar a salutare gli amici. Il buio, però, non gli fu alleato. Il dribbling più difficile non gli riuscì e mentre attraversava Corso Umberto II, a Torino, venne investito da un'auto. Alla guida un giovane di nome Attilio Romero, tifoso granata, che molti anni dopo sarebbe stato, in un periodo non facile per la società piemontese, presidente proprio dell'amato Toro. L'urto fu fatale a Gigi. La farfalla volò via. Ma non in un posto lontano. Chi ha avuto la fortuna di vederlo giocare giura che, ancora oggi, capita di scorgerlo ondeggiare tra immaginari avversari. E' sufficiente chiudere gli occhi. Gigi è proprio lì, quasi sospeso in aria, con un pallone di cuoio scuro e pesante tra i piedi. E con i calzettoni immancabilmente abbassati.  

 

Dati statistici

Presenze nel Genoa: 46

Reti nel Genoa: 8

Presenze in Nazionale: 6

Reti in Nazionale: 2