THE RED BLUE LEGEND

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LE ORIGINI.

"Dio mio, che cosa ho fatto! Ho scritto una parola, poi due, poi una pagina e poi dieci. Alla fine avevo tra le mani un libro. Dietro di me il passato. Davanti a me la storia". (L.P.)
 

L'apertura del Canale di Suez, datata 1869, ebbe l'effetto di dare enorme impulso al commercio mondiale, riversando il proprio benefico “influsso” anche sul porto di Genova, che si ritrovò di colpo investito di un'importanza strategica ancora maggiore di quella che già poteva vantare. Per questo motivo furono molte le compagnie marittime straniere che decisero di aprire sedi stabili nel capoluogo ligure. Tra esse risultarono numerose quelle inglesi, i cui lavoratori, funzionari, dirigenti e proprietari iniziarono a popolare con sempre maggior frequenza Genova al punto da trovarsi ben presto non solo a lavorare all'ombra della Lanterna, ma, in senso più ampio, a vivere periodi piuttosto lunghi nella città di San Giorgio. E poiché è buona norma non vivere di solo lavoro, anche le attività ricreative richiesero dopo poco una certa opera di organizzazione. Fu così che mentre operai e marinai continuarono a praticare attività ludico-sportive in maniera assolutamente “naturale” e dunque casuale, gli esponenti della borghesia e dell'aristocrazia britannica sentirono il bisogno di organizzare i propri “hobbies” attraverso veri e propri circoli sportivi. Proprio un gruppo di cittadini inglesi certamente benestanti si diede appuntamento, la sera del 7 Settembre del 1893,  presso la sede del Consolato Britannico, all'epoca situato al numero 10, interno 4, della centralissima Via Palestro, con lo scopo di conferire ufficialità ad uno di questi circoli che, in realtà, era già fortemente attivo da almeno un anno.

 

L'atto costitutivo del Genoa Cricket and Athletic Club.

Chiudendo dunque gli occhi ed usando un po' di fantasia, risulta forse possibile immaginare quel curioso gruppetto di personaggi, magari con indosso la proverbiale “bombetta”, recarsi alla spicciolata nei locali poco distanti da Piazza Corvetto con nella mente e nel cuore il proprio progetto. Il dubbio è semmai un altro. Avrà, quella decina di uomini, avuto la percezione della leggenda alla quale si apprestava a dare origine? Di questo, purtroppo, non possiamo avere certezza. In ogni caso possiamo omaggiare quei mitici Padri Fondatori nel modo più semplice ed efficace, ovvero ricordando i loro nomi: Charles De Grave Sells, S. Green, G. Blake, W. Rilley, D.G. Fawcus, H.M. Sandys, E. De Thierry, Johnatha Summerhill Sr. e Johnathan Summerhill Jr.e, ultimo ma non in ordine di importanza, Charles Alfred Payton, baronetto dell'Impero Britannico e Console Generale di Sua Maestà la Regina Vittoria d'Inghilterra a Genova. La creatura che quella sera del 7 Settembre del 1893 vide la luce venne battezzata Genoa Cricket and Athletic Club e la testimonianza più viva del “frutto” di quell'incontro è ancora oggi rappresentata dall'originale atto di fondazione del club, appartenuto in seguito per anni al giornalista Gianni Brera e donato, alla morte di quest'ultimo, al Genoa Cricket and Football Club. L'assenza nel nome della parola football nell'originaria denominazione non fu casuale. Gli sport prediletti dai soci del neonato circolo erano infatti diversi, di squadra ed individuali, ma i preferiti erano decisamente il cricket e la pallanuoto. Il calcio, all'epoca ritenuto pratica maggiormente vicina alle classi meno elevate, venne lasciato momentaneamente un po' in disparte. La grande partecipazione da parte soprattutto degli equipaggi delle navi britanniche presenti via via nelle acque del porto cittadino contribuì a dare grande impulso all'organizzazione di gare di tutti gli sport di cui il nuovo club si occupava ed anche per questo il Genoa Cricket and Athletic Club risultò da subito molto attivo. Il primo presidente del sodalizio fu Charles De Grave Sells, mentre quale vice di quest'ultimo venne eletto Summerhill Sr., con Alfred Payton in veste di patrono. Il problema relativo, infine, al terreno su cui praticare gli sport tanto cari, era già stato risolto tempo prima grazie alla generosità di due industriali scozzesi, tali Mc Laren e Wilson, che avevano concesso l'utilizzo di un'area situata nella zona di Sampierdarena. La vera svolta storica, però, si registrò nel 1896, tre anni dopo la fondazione, allorché fece il proprio ingresso in seno al Genoa colui che cambierà per sempre la storia del football in Italia: James Richardson Spensley.

 

James Richardson Spensley e la sua grande passione: il football.

Medico inviato a Genova per prestare le cure eventualmente necessarie ai componenti degli equipaggi delle navi carboniere inglesi presenti in porto, Spensley era anche filantropo (nel 1910 fondò la prima sezione italiana dei “Boy Scout”), giornalista, conoscitore di innumerevoli lingue straniere ed amante del football. Proprio per questo, appena entrato nel nuovo club, si adoperò fattivamente per far sì che la disciplina che così tanto lo appassionava potesse guadagnare maggior spazio all'interno del sodalizio. Iniziò così a reclutare volontari tra marinai e operai inglesi di stanza in città al fine di organizzare in maniera sempre più frequente incontri di calcio. Questo fece sì che i britannici in città si convincessero che anche lontano dalla propria patria era possibile praticare il proprio sport preferito. Ma ciò che è più importante è che il fatto iniziò ad avvicinare anche i genovesi al football. Al punto che lo stesso Spensley, il 10 Aprile del 1897, riuscì a far approvare una modifica dello statuto del Genoa che, contrariamente a quanto avveniva in origine, permise da quel momento in avanti l'ingresso di soci italiani all'interno del sodalizio. Alcuni maligni sostengono ancora oggi che il cambiamento fu frutto anche di ragioni di carattere meramente economico (il club aveva bisogno di denaro fresco e dunque non aveva senso chiudere la porta “in faccia” agli italiani che potevano portare moneta sonante). In realtà è facile ipotizzare, tenuto conto anche della personalità di Spensley, che l'eventuale “movente” finanziario, qualora ci sia stato, abbia avuto un'importanza solo marginale. In ogni caso, il “seme” della passione calcistica in Italia era dunque stato impiantato. Ed il risultato fu subito ben visibile: fu ad esempio necessario provvedere ben presto all'individuazione di un terreno di gioco più consono alle nuove esigenze, legate sia al bisogno di spazi più ampi per praticare il football, sia al sempre maggiore sfruttamento di tali spazi dovuto al crescente numero di appassionati. La scelta cadde su uno spazio situato nella zona di Ponte Carrega, in Val Bisagno, utilizzato fino a quel momento come pista velocipedistica dalla gloriosa Società Ginnastica Ligure Cristoforo Colombo, che con la fondazione di un'apposita sezione dedicata al football divenne la seconda più antica realtà calcistica genovese.

 

Immagini di gioco sul terreo di Ponte Carrega.

Il cambiamento, per il Genoa, si completò quasi due anni più tardi, quando il 2 Gennaio del 1899 ancora Spensley riuscì a far mutare l'originaria denominazione nella nuova, ed ancora attuale, Genoa Cricket and Football Club. Ma già nei due anni precedenti molte cose erano accadute. Il 6 Gennaio del 1898, ad esempio, proprio sul nuovo campo di Ponte Carrega si era disputata, alla presenza di 208 spettatori, la prima gara tra squadre di città diverse. Di fronte si erano  trovati il Genoa, compagine ospitante, ed una selezione di giocatori delle due principali società piemontesi, ovvero l'International Football Club di Torino ed il Football Club Torinese. Le cronache dell'epoca riportano per il Genoa la seguente formazione: Spensley, De Galleani, Marshall, Reed, Venturini, E. Pasteur, Leaver, Mackintosh, Chalners, Tweddy, Wilkie. La vittoria era andata, per la cronaca, agli ospiti (1-0), ma la successiva rivincita, disputata il 9 Marzo seguente,  aveva visto prevalere con identico punteggio i genovesi. Ed il successo della manifestazione aveva fatto ritenere ai protagonisti che i tempi fossero maturi per un ulteriore passo in avanti a livello organizzativo. Fu così che in quello stesso anno si costituì la Federazione Italiana del Football, alla guida della quale si insediarono, come è naturale che fosse, alcuni dei più importanti soci del Genoa (tra cui Spensley) e dei principali sodalizi calcistici torinesi. Il primo campionato ufficiale si disputò in un'unica giornata il successivo 8 di Maggio, nell'ambito dei festeggiamenti legati all'Esposizione Internazionale per i 50 anni dello Statuto Albertino. Al Velodromo Umberto I di Torino si esibirono le quattro squadre ritenute migliori a livello nazionale. Alla finale giunsero Genoa e Internazionale Torino (nelle cui file giocava Herbert Kilpin, futuro fondatore del Milan), con i genoani che prevalsero per 1-0 ai supplementari grazie ad un “golden-gol” di Leaver. Spensley e compagni si aggiudicarono dunque il primo titolo di campioni d'Italia, regalando al club la prestigiosa coppa messa in palio dal Duca degli Abruzzi ed appuntandosi sul petto undici medaglie d'oro. 

 

Signori, giù il cappello: ecco la prima squadra campione d'Italia!

La formazione che il Genoa schierò nella finale fu la seguente: Baird, Ghigliotti, De Galleani, E. Pasteur, Spensley, Bocciardo, Bertollo, Le Pelley, Dapples, Ghiglione, Leaver. Il successo genoano, in verità, regalò grande entusiasmo non solo ai vincitori, se è vero che la Federazione decise di ripetere la manifestazione anche negli anni successivi. La formula rimase sostanzialmente invariata, anche se il crescente numero di società partecipanti impose alcune leggere varianti. Attraverso una serie di scontri diretti sarebbero scaturiti i nomi delle squadre che avrebbe sfidato, in un'unica giornata, i campioni in carica. E così fu. Sia nel 1899 che nel 1900 il Genoa riuscì nell'impresa di bissare il successo della prima edizione.
N
ella prima occasione la finale venne vinta contro l'International FBC (3-1 il risultato finale), mentre l'anno successivo il successo venne ottenuto battendo nello scontro decisivo il FBC Torinese (ancora un 3-1 all'attivo dei genovesi). In tutte le occasioni il Genoa disputò gli incontri ufficiali con una casacca completamente bianca. Ma il 25 Febbraio del 1901 il socio Rossi, raccogliendo 5 voti favorevoli e 4 contrari, ottenne l'adozione di una nuova divisa con i colori granata e blu scuro in omaggio alla bandiera britannica (la famosa Union Jack). Particolarmente significativo risulta il fatto che fu un socio di chiare origini italiane a sentire il bisogno di rendere in qualche modo onore, attraverso il mutamento cromatico, al Paese di Sua Maesta la Regina d'Inghilterra. Nel frattempo, nel 1899, ben cinque giocatori genoani (Spensley, Da Galleani, E. Pasteur, Agar e Leaver) erano stati chiamati a comporre, insieme ad atleti di altre compagini, quella che a buon diritto può essere definita la prima selezione nazionale italiana della storia. Avversario fu la Svizzera, nelle cui fila militava Gamper, fondatore del Barcellona, e la nostra rappresentativa, stando alle cronache del tempo, indossò per quell'incontro la casacca a strisce verticali biancoblù che all'epoca veniva utilizzata dal Genoa (almeno fino all'introduzione del citato granata-blù) in alternativa al completo bianco. Sul terreno di gioco del Velodromo Umberto I, per le statistiche, gli elvetici si imposero quel giorno per 2-1.

 

Gli atleti protagonisti dell'incontro Italia - Svizzera: gli elvetici vestono la maglia bianca, gli italiani indossano la casacca a strisce biancoblù del Genoa.