THE RED BLUE LEGEND

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JULIO CESAR ABBADIE
 

 ôAppuntamento con la storiaö.  

"Qualunque casacca indossi ricorda sempre che lo stemma lo porti sul cuore" (L.P.)

 Julio Cesar Abbadie nel giorno del ritorno a Marassi.

 

Il calcio, si sa, vive di risultati, di passione e quindi di presente. Ma il calcio Ŕ anche storia, almeno per chi ne ha una da celebrare. Ne ha certamente una il Genoa, prima squadra di football in Italia, che in oltre un secolo di vita ha saputo scrivere pagine indimenticabili di sport. E proprio una di queste pagine, intensa ed importante, potrebbe riportare idealmente in calce la firma di Julio Cesar Abbadie, fantasista nato in Uruguay il 7 Settembre 1930 (stesso giorno e mese di fondazione del Genoa!), che seppe illuminare i cuori e le domeniche dei tifosi genoani anche in un periodo poco felice per il Grifone. L'avventura di Abbadie al Genoa ebbe inizio nell'estate del 1956, allorchÚ la societÓ rossobl¨, grazie anche all'intervento finanziario di Arnaldo Piaggio, trov˛ l'accordo con il Penarol (36 milioni di lire al club e 10 al giocatore, stando alle cronache dell'epoca) e si assicur˛ le prestazioni del talento sudamericano. Abbadie, allora 27enne e dunque nel pieno della maturitÓ umana e sportiva, si rivel˛ ben presto all'altezza della fama che lo accompagnava e che lo accreditava di doti di palleggio, velocitÓ e visione di gioco straordinarie. Per la stagione alle porte la dirigenza potÚ dunque inserire "El Pardo" in un telaio di squadra che giÓ prevedeva Gandolfi in porta, De Angelis-Becattini-Carlini-Monardi in difesa, Frizzi e Delfino a centrocampo e Dal Monte-Corso-Carapellese in attacco. E mai acquisto fu pi¨ tempestivo, anche perchÚ il Genoa si salv˛ solo all'ultima giornata (vittoria sul Napoli con rete di Corso) grazie soprattutto all'immensa classe di Abbadie, capace di risolvere alcune partite letteralmente da solo ad onta dei "soli" 4 gol personali messi a segno nel corso dell'intera stagione. 
Non molto migliore fu l'annata successiva, che vide il Grifone ai nastri di partenza con alcune modifiche nell'organico e con un undici base formato da Gandolfi tra i pali, Viciani-Becattini-Carlini-Delfino in terza linea, De Angelis-Dal Monte-Abbadie nel mezzo e Frignani-Corso-Barison in avanti. Per i rossobl¨ arriv˛ un non esaltante dodicesimo posto finale, pur tuttavia non disprezzabile se si tiene conto del disastroso avvio si stagione e della buona rimonta operata in seguito da Becattini e compagni. Memorabile fu, in ogni caso, la vittoria nel derby di andata con la Samp in occasione della 7ma giornata di campionato, con i blucerchiati "schiantati" per 3-1 grazie ad un Abbadie stratosferico e capace, pur senza entrare direttamente nel tabellino marcatori, di mandare a segno con assist "al bacio" prima Firotto, poi Corso ed infine Leoni. Il bottino del "Pardo" a fine stagione fu di 13 reti. Bruno Roghi, uno dei pi¨ famosi giornalisti sportivi di quegli anni, scrisse a proposito della presunta discontinuitÓ dell'uruguagio: "I suoi risvegli sono veri e propri soprassalti... l'Abbadie il Piccolo di oggi Ŕ la promessa dell'Abbadie il Grande di domani...".
Sostanzialmente tranquilla per i rossobl¨ fu la stagione successiva, cui la squadra si present˛ con una formazione titolare che annoverava il quartetto Mangini-Carlini-Delfino-Beccatini a protezione del portiere Ghezzi, Robotti-De Angelis-Pantaleoni a centrocampo ed il tridente Abbadie-Maccacaro-Barison in attacco. Il piazzamento finale (12mo posto), tra l'altro, assume tanto pi¨ significato se si considera il fatto che la compagine genoana dovette fare a meno per quasi tutto il girone di andata proprio di Abbadie, colpito da una forma di pleurite e costretto per diversi mesi ad osservare le gesta dei compagni da "bordocampo". Nel girone di ritorno Julio Cesar fu comunque in grado di fornire il proprio contributo alla causa e di mettere a segno 4 reti "pesanti". 

 

Foto: Abbadie talento completo. Eccolo qui impegnato in contrasto aereo a Marassi. Fonte: Sito ufficiale Genoa Cfc.  


Assai meno agevole per il Genoa fu la stagione 1959/'60, iniziata con il desiderio da parte del presidente Gadolla di ridimensionare il proprio impegno economico in seno alla societÓ e proseguita anche peggio, con l'inesorabile discesa dei rossobl¨ verso il fondo classifica. Con una squadra ulteriormente indebolita rispetto alle precedenti annate e con la sfortuna abile come al solito a mettere lo zampino nelle cose di casa rossobl¨ (Abbadie ancora ai box per diversi mesi a causa di una ricaduta legata alla malattia dell'anno precedente), la retrocessione finale non fu che l'inevitabile conclusione di un campionato in cui tutto and˛ per il verso sbagliato. Unico acuto della stagione fu probabilmente la vittoria interna contro i grigi dell'Alessandria (1-0, rete di Abbadie), tra le cui file muoveva i primi passi un giovanissimo Gianni Rivera. Proprio quell'occasione (era il 20 Dicembre 1959) coincise con l'ultima volta in cui il grandissimo Fausto Coppi, assiduo frequentatore dello stadio Luigi Ferraris, ebbe modo di assistere ad un incontro di calcio. Solo 13 giorni pi¨ tardi sarebbe morto di malaria. Per la cronaca, l'undici-base con cui i rossobl¨ affrontarono la stagione era composto da Lorenzo Buffon in porta, Corradi-PiquÚ-Carlini-Becattini in difesa, Beraldo-Pantaleoni-Frignani-Abbadie a centrocampo, Bresolin-Barison in attacco. La retrocessione sancý la fine dell'avventura rossobl¨ di Abbadie, che nell'estate del 1960 si trasferý al Lecco neopromosso in A. Dopo due stagioni condite da 45 presenze e 7 gol, il fuoriclasse decise che era venuto il momento di rientrare in patria. La sua carriera, per˛, era tutt'altro che finita. Ritrovata la maglia del Penarol, "El Pardo" continu˛ a sfornare assist come ai bei tempi, facendo la fortuna di attaccanti quali Spencer e Joya e guidando i gialloneri alla conquista di ben 4 titoli nazionali (altrettanti ne aveva vinti in patria prima dell'esperienza italiana). Sfogliando l'almanacco del calcio internazionale in corrispondenza dell'anno 1966, fa bella mostra di sÚ la formazione con cui il Penarol sconfisse il grande Real Madrid dei vari Pirri e Gento e si assicur˛ la Coppa Intercontinentale. Quell'undici era composto da Mazurkiewicz, Gonzalez, Caetano; Lezcano, Varela, CortÚs; Abbadie, Rocha, Spencer, Concalves, Joya. A 36 anni "suonati" Abbadie fu dunque capace di guidare i campioni dell'Uruguay fino sul tetto del mondo. Sempre portando nel cuore, c'Ŕ da scommettere, un po' di rossobl¨.  

26 Ottobre 1966: il Penarol conquista la seconda Coppa Intercontinentale della propria storia. Il primo calciatore accosciato sulla sinistra della foto Ŕ Julio Cesar Abbadie. Qualcuno in Italia, tempo prima, lo aveva dato per finito...

 

  

Dati statistici

Presenze nel Genoa: 98

Reti nel Genoa: 25