THE RED BLUE LEGEND

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GLI ANNI '60


"Dammi la forza di vivere ogni giorno con l'ostinazione di chi sa che la sofferenza nelle difficoltà si tramuterà in gioia nel giorno della vittoria" (L.P.)

Il decennio si aprì con la squadra malinconicamente costretta a leccarsi le ferite dopo la retrocessione in B e con la dirigenza alle prese con l'obbligo morale di tentare il tutto per tutto per risalire al più presto in massima divisione. Oltre al peso di dover disputare il campionato cadetto, però, il Grifone si ritrovava sulle spalle il fardello dei dieci punti di penalizzazione da scontare in seguito alla condanna per l'illecito sportivo perpetrato nella stagione precedente. I responsabili societari si trovarono così a fare i conti, in sede di calciomercato, con lo scarso entusiasmo, da parte di molto calciatori potenzialmente interessanti, a vestire la maglia rossoblù per una stagione da disputare in seconda serie e con molti interrogativi circa la possibilità (visti i citati punti di penalizzazione) di lasciare “l'inferno” dopo solo un campionato. In ogni caso, nell'estate del 1960 arrivano a Genova la punta Bean ed il centrocampista Occhetta, oltre a Bolzoni e Pesaola. Accanto ad essi si  disimpegnarono bene i confermati Rivara, Baveni, Pantaleoni e Bacattini, ma la penalizzazione, sebbene i dieci punti divennero poi sette grazie ad un  ricorso presentato dalla società, risultarono decisivi e la promozione non arrivò.

 

Fosco Becattini, ancora protagonista con la maglia del Genoa.

La tifoseria, però, non dovette attendere che un'altra stagione per conoscere la gioia tanto attesa della promozione. Il capo del comitato di presidenza Dapelo, infatti, gestì con grande sagacia la successiva campagna acquisti e portò a Genova il portiere Da Pozzo, i difensori Fongaro, Colombo e Bagnasco, il centrocampista Giacomini e gli attaccanti Firmani e Galli. Sotto la guida del tecnico Renato Gei il Grifone disputò una stagione strepitosa, conquistando bel 22 vittorie e concludendo il torneo al primo posto con ben 9 punti di vantaggio sulla seconda classificata (il Napoli) e con 64 reti segnate (da segnalare i 20 go, di Bean ed i 17 di Firmani). Una tale impresa, a conclusione dell’annata 1961/’62 convinse la dirigenza che la semplice conferma della squadra che così bene si era comportata in serie B sarebbe stata sufficiente per ottenere quanto meno una tranquilla salvezza. Così non fu, tanto che sul mercato di “riparazione” il “Grifo” fu costretto ad operare in maniera pesante, acquistando i brasiliani Almir e Germano. Ma il migliore acquisto si sarebbe in seguito rivelato quello di un giovane attaccante giunto dal Como a completare la rosa: Gigi Meroni.

 

Gigi Meroni, nuovo talento rossoblù.

Proprio quella piccola e guizzante punta avrebbe impiegato assai poco a convincere l'intero ambiente di meritare una maglia da titolare, contribuendo in maniera sostanziale alla salvezza in quell'annata iniziata malissimo. Salvezza che, in ogni caso, giunse solo all'ultimo minuto dell'ultima giornata, allorché alla sudatissima vittoria casalinga dei genoani contro il forte Bologna fece da contraltare la sconfitta del Napoli sul campo dell'Atalanta (a retrocedere fu proprio il Napoli).
Scampato il pericolo, il Genoa si ritrovò alle prese con l'annoso problema della mancanza di... “palanche”. La svolta, però, parve arrivare proprio durante l'estate, quando il petroliere Edoardo Garrone diede la propria disponibilità a prendere le redini della società. Ma la malasorte era in agguato. Garrone morì infatti per un infarto a luglio e dunque prima di realizzare il proprio progetto. Il dramma della famiglia Garrone coincise così con una delle tante svolte mancate della storia rossoblù. La poltrona di presidente, però, non rimase vuota. A capo del sodalizio si insediò infatti Giacomo Berrino, che come prima mossa ingaggiò il tecnico brasiliano Beniamino Santos. A disposizione di quest'ultimo mise l'argentino Locatelli oltre a Bicicli, Piaceri e Calvani. Amalgamando sapientemente i nuovi arrivati con i confermati Pantaleoni, Bean, Baveni e Rivara, il neo-allenatore riuscì a costruire una compagine pressoché impenetrabile in difesa (Da Pozzo fece segnare un record di imbattibilità di ben 791'), affidando poi le chiavi del gioco a Meroni. Gigi, a dispetto della giovane età, ottenne infatti da Santos la libertà di esprimere tutto il proprio estro senza alcun vincolo tattico, ricambiando la fiducia a suon di giocate funamboliche, reti e soprattutto assist vincenti per i compagni d'attacco.

 

Gigi Meroni va in gol a Marassi contro la Juventus dopo aver dribblato mezza difesa bianconera...

La squadra trasse un beneficio così grande dall’immensa classe di Meroni da ottenere un prestigioso ottavo posto finale. Dopo diversi anni vissuti nella speranza di riveder brillare la luce di un grande Genoa i tifosi si ritrovarono di colpo ad applaudire un vero fenomeno, uno di quei calciatori che rendono il football lo sport più bello del mondo. Risultò così naturale per tutti i genoani guardare l’orizzonte e vedere la luce in direzione del futuro. Il presente, intanto, si esprimeva in un gergo… internazionale. Già, perché il Grifo decise che era giunta l’ora di riassaporare il gusto delle competizioni europee e la partecipazione alle competizioni internazionali nei mesi caldi degli anni ’62, ’63 e ’64 portarono due vittorie nella Coppa delle Alpi ed una nella Coppa dell’Amicizia italo-francese, ovvero in manifestazioni all’epoca assai prestigiose. Proprio all’indomani della seconda conquista della citata Coppa delle Alpi accadde qualcosa che impedì al Genoa di proseguire sulla strada appena intrapresa. La dirigenza, alle prese con ingenti debiti da saldare, dopo aver rassicurato i tifosi in merito alla incedibilità del talento Meroni, si accordò con il Torino per il passaggio del talentuoso fantasista ai granata. Il tutto a dispetto delle 913 tessere di abbonamento biennale sottoscritte da altrettanti tifosi rossoblù (tra i quali, si dice, ve ne fu una acquistata dal giovane Paolo Mantovani, futuro presidente della Sampdoria) proprio per contribuire a risanare il bilancio del club e scongiurare la partenza della “Farfalla”. Da Torino arrivarono circa 300 milioni e l’attaccante Peirò, ma il presidente Berrino, non pago di quanto incassato, girò subito l’attaccante all’Inter per saldare l’ennesimo debito pregresso. I tifosi, arrabbiati e delusi, cinsero d’assedio la sede della società rossoblù, ma la protesta non sortì gli effetti desiderati. E proprio in quegli stessi giorni giunse, ad aggravare ulteriormente la già precaria situazione tecnica della squadra, la notizia della improvvisa morte dell’allenatore Beniamino Santos. Si narra che quest’ultimo, avvisato dell’imminente cessione di Meroni, si fosse messo in tutta fretta in viaggio alla volta per l’Italia (in quei giorni si trovava in vacanza in Spagna) per cercare di far cambiare idea al proprio presidente o, in caso di fallimento dell’opera diplomatica, per rassegnare le proprie dimissioni. Durante quel maledetto viaggio, però, perì in un incidente stradale. Il ruolo di tecnico venne così affidato ad Amaral, ex-allenatore della Juventus e precursore di tutta una generazione di “mister” innamorati della cosiddetta “zona”. L’inizio di torneo fu però fallimentare per il Grifone e dopo poche giornate in panchina subentrò Lerici. Il mercato di riparazione vide l’approdo all’ombra della Lanterna del giovane e promettente attaccante Zigoni (in prestito dalla Juve), ma la stagione rossoblù si concluse con una ingloriosa retrocessione in B. Unica gioia, nell’ambito di una stagione da dimenticare, fu rappresentata dalla vittoria della rappresentativa giovanile rossoblù nel Torneo di Viareggio, peraltro giunta in seguito al lancio della mitica “monetina” dopo che la finale contro la Juventus si era conclusa in parità dopo la disputa dei tempi regolamentari e supplementari e dopo l’esecuzione dei calci di rigore (che all’epoca venivano solitamente battuti da uno stesso “specialista”).
In ogni caso, smaltita la delusione per la discesa in seconda divisione, il presidente Berrino provò ad imprimere subito una brusca sterzata alla nave genoana, nominando “Gipo” Viani direttore tecnico e Luigi Bonizzoni allenatore. L’ottima fama di cui godevano i due nuovi responsabili tecnici, unitamente agli acquisti dei vari Poppi, Bacchetta, Zaglio, Brambilla e Cannella fecero ben sperare i tifosi del Vecchio Balordo, impazienti di risalire immediatamente nell’Olimpo del calcio italiano. Le attese vennero però “tradite” e la promozione non arrivò. Da lì a poco, e precisamente nel Maggio del 1967, la progressiva trasformazione delle società calcistiche in società per azioni, portò al cambio di denominazione del club, che si trasformò in Genoa 1893 S.p.a. Il recupero dell’antico ed amato “Cricket and Football Club” sarebbe arrivato solo nel 1997. Anche sul pinte di comando si ebbe un a sorta di “rimpasto”, con l’entrata in scena del costruttore Renzo Fossati, futuro presidente del sodalizio rossoblù. La campagna acquisti è condotta ancora da Viani, il quale, però, opera in non perfette condizioni di salute a causa di un incidente stradale del quale è rimasto vittima nel corso della stagione precedente. I nuovi acquisti Gallina, Derlin, Petrini e Taccola, però, non riescono a far compiere alla squadra l’auspicato salto di qualità ed i due tecnici alternatisi sulla panchina genoana (Ghezzi e Tabanelli) non riuscirono a condurre alla promozione la compagine loro affidata. Quel fallito approdo alla A permise al club di stabilire un proprio record storico negativo, andando a disputare per la prima volta nella propria storia la terza stagione consecutiva nella serie “cadetta”. Tale record, però, non produsse il risultato di spronare la dirigenza ad allestire una squadra maggiormente competitiva. All’acquisto dei forti Mascheroni e Ferrari, infatti, fece da contraltare la cessione del fortissimo Taccola, mentre la panchina venne affidata all’inesperto Fongaro (poi sostituito da Campatelli). Dopo un inizio difficile, la squadra diede incoraggianti segnali di ripresa prima di abbandonarsi ad un finale di stagione pressoché disastroso. Al termine del torneo il Genoa occupava la 15ma posizione in classifica a pari merito con altre 4 compagini. Per determinare la griglia delle retrocessioni in C fu necessario un mini-girone di spareggi, al termine del quale il Grifo (seguito con la solita passione dai propri tifosi sia direttamente sui campi in cui fu impegnato sia con adunate oceaniche in Piazza De Ferrari per seguire le radiocronache trasmesse dal Secolo XIX attraverso enormi altoparlanti) riuscì a conquistare la salvezza.
In vista del campionato 1968/’69 Berrino e Fossati ingaggiano i fortissimi ma ormai calcisticamente anziani Angelillo (centrocampista) e Negri (ex-portiere del Bologna campiona d’Italia) ma cedono per ragioni di bilancio le punte Ferrari e Petrini. Tra gli acquisti figura all’epoca anche il nome di un giovanissimo difensore, Maurizio “Ramon” Turone , e della piccola ala Attilio Perotti, che avrebbero legato buona parte del proprio futuro professionale al Genoa. Sulla panchina venne confermato Campatelli, sostituito da Bruno nel corso della stagione (per una volta non si trattò di un esonero ma di una rinuncia per motivi di salute) e la squadra fece registrare un inizio promettente. Il successivo calo non permise però al Grifo di andare oltre il sesto posto finale. Renzo Fossati, ormai amministratore delegato e plenipotenziario in seno alla società, affidò allora il compito di costruire il nuovo Genoa al direttore tecnico Aredio Gimona, che portò a Genova i vari Benvenuto, Rigotto e Piampiani, ovvero giocatori di non eccelsa fama (e valore). Il risultato fu l’ennesima stagione disastrosa, questa volta terminata in maniera ancora peggiore rispetto all’annata precedente: dopo le dimissioni di Fossati, una minaccia di sciopero da parte dei giocatori a causa degli stipendi che tardavano ad arrivare ed una serie impressionante di infortuni occorsi agli elementi migliori della compagine (Turone, Speggiorin e Mascheroni), il Grifo retrocesse mestamente in serie C.

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La retrocessione in C non arresta la leggenda rossoblù (clicca sull'immagine per ingrandirla)