THE RED BLUE LEGEND

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DAL 1901 AL 1910

Il decennio si aprì decisamente con una novità. Dopo tre successi consecutivi l'egemonia genoana venne infatti spezzata dall'impresa del Milan di Kilpin, che nel campionato del 1901 si aggiudicò la vittoria finale proprio alle spese di Spensley e compagni, battuti sul terreno di Ponte Carrega per 2-1. L'anno successivo, però, si tornò... all'antico. Nel 1902, al termine di un campionato divenuto più lungo a causa della partecipazione di un numero di squadre sempre più elevato, il Genoa si aggiudicò la finale battendo per 2-0 il Milan e prendendosi allo stesso tempo titolo e rivincita rispetto all'anno precedente. In quello stesso anno il sodalizio di Spensley tenne a battesimo il primo “vivaio” calcistico italiano, con la creazione di una sorta di scuola calcio “ante-litteram” dedicata agli atleti under 16. Ed il lavoro svolto dagli insegnanti (su tutti il solito Spensley) fu talmente proficuo che soltanto due anni più tardi il Genoa si aggiudicò il primo torneo riserve, specificamente creato per le compagini giovanili dei club calcistici italiani. I grandi, intanto, continuavano a mietere successi. Nel 1903 e nel 1904 arrivarono altre due vittorie finali in campionato ed il filotto di tre successi consecutivi permise agli anglo-genovesi di aggiudicarsi la Coppa Fawcus, messa in palio nel 1902 dal proprio presidente e destinata, per l'appunto, al team che si fosse aggiudicato per tre volte il titolo.

 

La Coppa Fawcus vinta dal Genoa nel 1904.

Sull'onda dell'entusiasmo per la reiterate vittorie ottenute entro i confini nazionali, il Genoa venne invitato, nel 1903, a disputare un incontro di livello internazionale. Avversario fu il Nizza, che prima dovette soccombere a Ponte Carrega per 6-0 e poi venne sconfitto anche in Francia per 3-0. In quest'ultima occasione Spensley e compagni non solo ottennero un risultato di assoluto prestigio, ma stabilirono anche un importante primato. Il club genovese fu infatti il primo sodalizio italiano a disputare un match contro un avversario straniero all'estero. E ancora nel 1903 venne disputata la prima partita valida per l'aggiudicazione della “Palla Dapples”. Il trofeo, una sfera d'argento a forma di pallone da calcio messa in palio dall'omonimo socio-giocatore genoano, venne vinto via via da diversi club italiani (tra cui Milan, Juventus e Torino). Ogni anno il vincitore conservava il trofeo fino all'edizione successiva, nella quale lo stesso veniva rimesso in palio. L'ultima squadra ad aggiudicarselo fu proprio il Genoa nel 1909 e ciò consentì ai rossoblù di conservare definitivamente la coppa. Per la cronaca, il Genoa Cfc è tornato in possesso solo da alcuni anni della Coppa Dapples, ora esposta nel museo della Fondazione Genoa.

 

La Palla Dapples, tornata solo di recente in possesso del Genoa.


La seconda metà del decennio può essere considerata fondamentalmente un periodo di transizione, in cui i soci fondatori, ormai non più giovanissimi, furono per lo più impegnati ad individuare coloro che avrebbero potuto essere considerati i loro eredi sportivi. Ed infatti nel 1906 il Genoa non riuscì ad approdare alla finale di campionato, nella quale si contesero il titolo Milan e Juventus. L'anno successivo la Federazione procedette ad una revisione della formula con la quale veniva disputato il massimo torneo nazionale, prevedendo una serie di sfide tra compagini di Genoa, Milano e Torino. Ed il Genoa conobbe per la prima volta “l'onta” della sconfitta maturata ad opera di una rivale concittadina. L'Andea Doria, dopo il pareggio per 1-1 nella prima sfida, superò per 3-1  i rossoblù nella successiva rivincita. A capitanare quella squadra c’era all’epoca il talento svizzero Franz Calì. Proprio quel Franz Calì che, ex-giocatore del Genoa, aveva lasciato i rossoblù per trasferirsi alla Società Ginnastica Andrea Doria, la cui fondazione, per la precisione, è addirittura antecedente alla creazione del Genoa Cricket and Atheltic Club, ma la cui sezione calcio venne fondata proprio grazie al “fuggitivo” Franz. Si può dunque affermare, considerato il fatto che dalla fusione, datata molti anni più tardi, di Sampierdarenese e, appunto, Andrea Doria sarebbe nata l'odierna Sampdoria, che i blucerchiati hanno in qualche modo avuto origine da una... costola del Genoa.

 

Franz Calì: da centravanti del Genoa a fondatore della sezione calcio dell'Andrea Doria.


Proprio nel 1907, poi, si pose il problema per la società rossoblù, di individuare un nuovo terreno da gioco. L'area di Ponte Carrega, infatti, era stata destinata alla costruzione di un gasometro. Del problema di fece carico il dirigente-giocatore Goetzlof, che mise a disposizione del sodalizio, a proprie spese, un'area situata nell'odierna zona di San Gottardo, sempre in Valbisagno. La nuova “casa” del Grifone venne inaugurata l'8 Dicembre del 1907: le cronache dell'epoca raccontano di un'amichevole disputata dai genovesi contro l'equipaggio del vapore britannico Canopic. Ma un evento inatteso doveva da lì a poco scuotere il panorama calcistico italiano. La Federazione, facendo propria la volontà di alcuni club nei quali militavano solo calciatori italiani, decise di vietare la partecipazione al campionato ai giocatori stranieri. Fu così che nel 1908 si diedero appuntamento ai nastri di partenza solo società a “gestione autarchica”. Di queste non facevano parte Genoa, Torino, Milan e Juventus, che dunque boicottarono il torneo. Della situazione venutasi a creare approfittò di fatto la Pro Vercelli, che pose le basi per vincere ben 5 trofei in sei anni.

 

Il Genoa edizione 1903.


Facciamo però ora un veloce passo indietro nel tempo. Si è già detto dell'amichevole disputata nel 1899 tra la prima selezione italiana della storia e la nazionale svizzera. Si è anche già ricordato come quell'incontro se lo fossero aggiudicati proprio gli elvetici. Ebbene, il dato non deve passare inosservato, né tanto meno venire sottovalutato.

 

Un'altra foto che profuma di storia. E' datata 1903/'04

Nonostante, infatti, i veri maestri del football fossero correttamente considerati gli inglesi, va precisato che anche la scuola “rossocrociata” in quegli anni produceva talenti assai interessanti (la costituzione della Federazione biancorossa, per la cronaca, risale al 1895, vale a dire tre anni prima di quella italiana). Tanto che se è vero che il Genoa aveva un'anima decisamente “made in England”, è altrettanto corretto sostenere che anche la Svizzera aveva fin da subito contribuito ai trionfi genoani regalando a Spensley e compagni alcuni partner di assoluto valore. Proprio dalla terra degli odierni quattro Cantoni provenivano infatti i fratelli Edoardo ed Enrico Pasteur e Henry Dapples. E sempre dalla Svizzera, per riprendere il filo storico del discorso, giunse nel 1907 il terzetto Hug-Herzog-Hermann, la cui indiscutibile classe contribuì a rinforzare ulteriormente il “Grifo”. “Grifo” che di una robusta iniezione di “sangue” fresco aveva dannatamente bisogno. I padri fondatori, Spensley in testa, dovevano infatti fare i conti con un dato anagrafico ormai non trascurabile. Ma potevano, proprio quei “padri”, lasciare la propria creatura in balìa delle onde? Certamente no.

 

I padri fondatori stanno per passare la mano. Nel frattempo, però, trovano la forza di vincere ancora!

Ed infatti tra i giovani virgulti che contribuirono, unitamente ai già citati talenti svizzeri, a rendere meno dolorosa la fine di un ciclo indimenticabile, c'erano anche due calciatori italiani cresciuti proprio nelle giovanili allenate da James Richardson Spensley. Si tratta del centromediano Luigi Ferraris, cui è intitolato l'odierno stadio di Genova, e dell'attaccante Marassi, che divisero con altri compagni l'onore e l'onere di guidare il Genoa nel campionato dell'anno 1909 (l'assurda regola che vietava la partecipazione ai giocatori stranieri era stata nel frattempo accantonata). E' ancora la Pro Vercelli, però, a trionfare, grazie anche alla simpatia guadagnata in seno alla federazione in seguito alla scelta di continuare a schierare soltanto atleti “nostrani”. Intanto, però, i giovani rossoblù crescevano. E cresceva anche il numero degli appassionati di calcio. Tanto che ben presto si rese necessario cambiare nuovamente terreno di gioco. Quello di San Gottardo, infatti, aveva una capienza piuttosto ridotta ed oltretutto non era comodo da raggiungere per quanti si muovevano dal centro città. La soluzione venne trovata ancora una volta grazie all'intervento di un socio, tale Musso Piantelli, che propose al presidente Pasteur di utilizzare un terreno adibito a maneggio che si trovava in prossimità della villa di sua proprietà, denominata appunto Villa Piantelli, nella zona di Marassi. Fu così che il decennio si concluse con la novità di una nuova casa per il Grifone. Una casa dalla quale il Vecchio Balordo non avrebbe mai più traslocato.