THE RED BLUE LEGEND

Home
Chi siamo
La stagione
La storia del Genoa
I miti rossoblù
I grandi club
La libreria di RBL
I link
Rossoblù ovunque

GIOVANNI DE PRA'


"Grazie, ma sono genoano e non posso giocare in nessuna squadra, se non nel Genoa"

 

 

 Possiamo immaginare che furono queste le parole con cui Giovanni De Prà, mitico portiere del Genoa negli anni Venti, disse no ai dirigenti juventini, che per giocare nella loro squadra gli avevano offerto un assegno in bianco. Ma l’amore a volte è più forte del denaro, e in quegli anni, quando esistevano ancora dei valori legati al calcio, esempi come questo non erano pochi come oggi. 
De Prà, nato a Genova il 28 giugno 1900, scoprì sin da bambino la vocazione di portiere giocando nel giardino di casa tra due platani, con una palla di stracci; a soli undici anni fondò la Società calcistica Aquila, un piccolo club insieme ai suoi amici. La sua carriera ebbe inizio in alcune società minori, quali l’Albese, la Serenitas e, soprattutto, la Spes, con la quale passò dalla terza alla prima divisione, quando aveva solo diciassette anni. Con questa maglia si tolse lo sfizio di battere in amichevole la nazionale italiana: era il 20 febbraio 1920. L’anno dopo iniziò la sua storia d’amore con il Genoa: fu William Garbutt (il “mister”) a volerlo fortemente e l’allora presidente Sanguineti lo acquistò nell’estate del 1921. Da allora, fino al 1933, vestì solo la maglia rossoblu. Decise di rimanere dilettante quando, nel 1926, durante il fascismo, venne introdotta la “carta di Viareggio”, che divideva i calciatori in dilettanti e non dilettanti; i primi non potevano essere trasferiti in un’altra squadra: De Prà voleva solo il Genoa. 
Casacca rossoblu, ma non solo. Fu convocato nella nazionale di Vittorio Pozzo totalizzando 19 presenze con la maglia azzurra. Nel 1924 partecipò alle Olimpiadi di Parigi e nel 1928 a quelle di Amsterdam, vincendo la medaglia di bronzo (l’Italia seppellì l’Egitto da una valanga di goal: 11-3 fu il risultato finale per il terzo posto).
 

 

Il Genoa degli scudetti 22/23 e 23/24: De Prà in piedi al centro con la maglia blu
 

Da sempre esempio di correttezza (mai espulso o ammonito), umiltà e fedeltà alla sua città e al Genoa, De Prà vinse ben due scudetti consecutivi in rossoblù, nelle stagioni 1922/23 e 1923/24, dei quali il primo senza mai perdere una partita. Record eguagliato solo dal Milan in oltre settant’anni. 
Come spesso accade, anche Giovanni De Prà è ricordato con un soprannome, che, per vari motivi, gli si addiceva alla perfezione: lo chiamavano il “ragno” rossoblù; ragno per come raggiungeva ogni punto della porta, come se fosse stata la sua tela; ragno per come si raggomitolava nelle uscite; ragno perché si opponeva ai tiri avversari sfruttando ogni suo arto. Un ragno che riuscì a mantenere il risultato di 0 a 0 anche nella fatidica Italia – Spagna giocatasi a Milano nel marzo del 1924. Un’amichevole che venne disputata con grande (eccessivo?) agonismo da parte degli iberici, che letteralmente massacrarono il portiere genoano a suon di cariche, pugni, gomitate e calci. De Prà uscì distrutto da quell’incontro, tanto da dover essere ricoverato in ospedale per diversi giorni. L’episodio non venne dimenticato, se non dall’arbitro Christophe durante la partita, e il Guerin Sportivo propose una sottoscrizione, accolta da moltissimi, per donare al portiere rossoblù una medaglia d’oro, che gli venne conferita prima di un Genoa – Juventus. 
Questo non fu l’unico episodio in azzurro a rendere famoso il nome di Giovanni De Prà. Si ricorda che, durante una partita olimpica contro la Francia, il giocatore resistette per settanta minuti con un braccio fratturato, tenuto fermo da una fasciatura sistemata in modo provvisorio: all’epoca non erano ancora state introdotte le sostituzioni e i calciatori dovevano rimanere in campo nonostante il dolore, altrimenti avrebbero lasciato la squadra in inferiorità numerica.
Tornando alla sua carriera in rossoblù, De Prà collezionò 226 presenze nel Grifone, subendo 279 goal. Il suo rapporto con il Genoa non si chiuse a livello agonistico: ricoprì la carica di dirigente nella società fino alla morte, avvenuta il 15 giugno 1979. In quello stesso anno, esattamente il 9 dicembre, gli fu intitolata la strada che corre lungo il lato tribuna dello stadio Luigi Ferraris, tributo significativo a ricordo delle sue gesta e delle sue imprese. Gesta e imprese? Ebbene sì: è vero che non abbiamo parlato finora di Achille, Ettore o di un altro eroe dell’Iliade, bensì di un portiere, ma è bene ricordare che in quegli anni lo sport (e il calcio soprattutto) era vissuto dagli appassionati e dai giornalisti con amore, calore e attaccamento sinceri. Così grandi da portare i “cantori” delle varie discipline a esaltare i propri beniamini come degli eroi di un’epopea omerica. Negli anni in cui visse De Prà, gli anni della guerra, una trasferta della propria squadra o un Tour de France erano esaltati come una spedizione in Africa dell’esercito italiano. Perché quello era il vero amore per lo sport, quello puro, che deriva solo dalle emozioni. Era quello che provava De Prà per il Genoa, quello che faceva provare ai suoi tifosi sugli spalti e quello che provano ancora oggi i cuori dei tifosi genoani, e pochi altri. Un amore che si è tramandato nel tempo, così come il ricordo del mitico “ragno”  rossoblù, che ha voluto rimanere vicino alla sua casa, il Ferraris, anche dopo tanti anni: ai piedi della porta un tempo difesa da lui sotto la Nord, sepolta nel terreno, si trova la sua medaglia olimpica, a simbolo di affetto vero, che non muore nel tempo.

 

                                                                        di Paola Pedemonte

 

DATI STATISTICI:

Presenze nel Genoa: 226

Reti subite: 279