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GALATASARAY, IL SOGNO TURCO.
 

 


In Turchia, ed in particolare ad Istanbul, lo sport ed il calcio iniziano a diffondersi agli inizi del 1900. Ancora una volta sono i maestri inglesi a far conoscere l'arte “pedatoria” oltre i confini del Regno di Sua Maestà e la nuova disciplina, come in molti altri luoghi del pianeta, fa subito numerosi proseliti. Il primo club calcistico attivo nella capitale turca porta il nome di Kadikoy Football Club. Il problema, per così dire, sta nel fatto che tutti i padri fondatori sono di nazionalità britannica. E come se ciò non bastasse, si registra in seguito un massiccio ingresso nel sodalizio da parte di simpatizzanti greci. Accade così che il “fenomeno football” rimane, almeno all'inizio, un fatto in un certo senso privato, quasi precluso ai turchi. Quando però prendono il via le prime manifestazioni e ad esse partecipano unicamente atleti stranieri, si diffonde tra i cittadini di Istanbul un sentimento di grande volontà di rivincita. Perché, in sostanza, lasciare che il calcio appassioni soltanto chi proviene da un paese estero? A dar voce e forma alla orgogliosa ma pacifica protesta sono gli studenti del quinto anno del Liceo Galatasaray, istituto scolastico situato in un quartiere della capitale chiamato, appunto, Galata Sarayi. Nel 1905 i giovani Asim Tevfik Sonumut, Emin Bulent Serdaroglu, Celal Ibrahim, Bekir Sitki Bircan, Resat Sirvanizade, Refik Cevdet Kalpakcioglu, Abidin Daver e Ali Sami Yen costituiscono un club calcistico. La prima casacca è bianca e rossa, in omaggio alla bandiera turca. A riassumere nel migliore dei modi lo spirito dei soci fondatori è, però, la frase che fin da subito diviene il motto della neonata realtà calcistica e che ancora oggi campeggia fieramente sui vessilli del club: “Ingilizler gibi toplu halde oynamak, bir renge ve isme sahip olmak, turk olmayan takimlari yenmek”. Tradotto in italiano il motto suona all'incirca così: “Per giocare insieme come inglesi, per avere un colore e un nome, per battere squadre non turche”. Serve altro per comprendere quale spirito stesse alla base della nascita del Galatasaray?

 

Immagini di esultanza "antica"... scolpite nel tempo.

Il socio fondatore Ali Sami Yen viene subito nominato primo presidente della compagine, ma le sue funzioni sono assai distanti da quelle degli odierni massimi dirigenti del calcio. Vista la scarsità di risorse a disposizione, Yen si occupa infatti in prima persona di ingrassare il pallone da gioco (destino “peggiore” tocca senza dubbio al vice Asim Tevfik Sonomut, che ha il compito di lavare le magliette). Quando c'è l'entusiasmo, però, non serve molto altro e la storia comincia a correre. Il nome, a dire il vero, all'inizio ancora non è stato deciso. Mai come in questo caso è però corretto sostenere che la scelta viene fatta... a furor di popolo.

 

Una veduta delle tribune dello stadio del Galatasaray.

Quando infatti i giovani studenti disputano una delle prime gare ufficiali e riescono nell'impresa di sconfiggere i greci della Kadikoy Faure School per 2-0, il pubblico amico inneggia ai vincitori al grido di “Galata Sarayi efendileri”, ovvero “I maestri di Galata Sarayi”. Quell'urlo suona evidentemente dolce alle orecchie degli atleti, che decidono di chiamare il club Galatasaray. La registrazione come associazione ha luogo nel 1912 e di lì a poco vengono modificati anche lo stemma, che assume praticamente la struttura odierna, ed i colori sociali, che in un primo momento divengono il giallo ed il nero e successivamente mutano definitivamente negli attuali giallo e rosso. Per decenni il club disputa centinaia di incontri senza che a livello nazionale venga organizzato un vero e proprio campionato statale, almeno nella forma attuale. L'anno della svolta è il 1959, allorché vede la luce la prima lega turca. Tre anni più tardi (è il 1962), forte dell'apporto del portiere Turgay Seren e dell'attaccante Metin Oktay, il Galatasaray si laurea per la prima volta campione nazionale, anche se, come accade per moltissimi altri famosi club di tutto il mondo, la propria iniziale grandezza viene in realtà costruita grazie alle numerose vittorie nella cosiddetta coppa nazionale. Il trofeo finisce infatti per ben 4 volte consecutive nella bacheca del sodalizio e proprio i primi accesi match di Coppa di Turchia vedono nascere la rivalità con le altre realtà calcistiche di Istanbul, Il Besiktas ed il Fenerbache. Naturale che, a questo punto, sempre ricordando bene il motto che sta alla base della fondazione del club, il Galatasaray senta l'irrefrenabile bisogno di misurarsi con squadre estere. Prendono dunque il via le prime “campagne” europee, nelle quali, tuttavia, i giallorossi non brillano moltissimo, almeno inizialmente. Anche in questo caso, come per le vittorie nazionali, esiste un preciso anno della svolta: il 1988. In quella stagione il Galatasaray disputa la Coppa dei Campioni ed in rapida successione elimina Rapid Vienna, Neuchatel Xamax (0-3 in terra elvetica ribaltato da un fantastico 5-0 ad Istanbul) e Monaco. La cavalcata termina in semifinale per mano della Steaua Bucarest di Gheorge Hagi, giocatore che, alcuni anni dopo, diverrà uno degli idoli della tifoseria del sodalizio della capitale. La strada è però tracciata anche in Europa ed infatti negli anni '90 nasce una squadra che rimane ad oggi una delle più forti della storia calcistica del Galatasaray. Il tecnico Fatih Terim si trova a lavorare con “materiale umano” di primissima qualità, a partire dal portiere brasiliano Taffarel, per passare ai rumeni Popescu e, appunto, Hagi, fino ad arrivare ai giovani Umit, Emre e Hakan Unsal, oltre ai veterani Okan e Hakan Sukur. Ed i risultati non tardano ad arrivare. Nel palmares del club trovano posto altri quattro titoli nazionali e nel 1999 arriva la partecipazione alla Champions League. Inseriti in un girone piuttosto duro, con Milan, Chelsea e Hertha Berlino, i turchi stentano un po' nelle prime uscite e sembrano destinati a salutare la competizione velocemente. Ma l'orgoglio, oltre alle capacità tecniche, è un “propellente” formidabile e con un colpo di coda tanto inatteso quanto vigoroso i giallorossi si impongono a Berlino per 4-1. Nell'ultimo turno all'Ali Sami Yen, stadio di casa dedicato al già citato primo presidente della storia del sodalizio (scomparso nel 1951), arriva il Milan di George Weah. Altra impresa proibitiva. Ed altro miracolo turco. Con i rossoneri in vantaggio per 2-1 a pochi minuti dal 90', Hakan Sukur e Umit ribaltano il risultato all'ultimissimo secondo e regalano alla squadra il diritto ad accedere alla Coppa Uefa. L'entusiasmo è grande, ma non c'è tempo per festeggiare. All'orizzonte c'è il Bologna del bomber italiano Signori. I giallorossi travolgono letteralmente l'ostacolo e fanno un sol boccone anche del Borussia Dortmund, incontrato ed eliminato al turno successivo. L'ennesima impresa contro il Maiorca proietta il Galatasaray in semifinale contro il Leeds United. Il 2-0 conquistato tra le mura amiche dell'Ali Sami Yen permette agli uomini di Terim di amministrare il risultato nel match di ritorno in Inghilterra, che comunque si chiude con un divertente 2-2. L'appuntamento con la storia è ora a portata di mano. Il 17 Maggio 2000 Hakan Sukur e compagni scendono in campo al Parkenstadion di Copenaghen per contendere la Coppa Uefa al grande Arsenal di Arsene Wenger. Quella sera l'Imperatore Terim manda in campo Capone-Bulent-Popescu-Ergun a protezione di Taffarel, Okan-Suat-Umit-Hagi a centrocampo e Sukur e Arif in attacco. I “Gunners”, superfavoriti nell'occasione, provano subito a far valere blasone e classe e chiudono i turchi nella loro metà campo. La ragnatela costruita dal tecnico turco si dimostra però efficace e gli attacchi portati dai talentuosi Vieira, Suker ed Henry si infrangono contro il muro eretto da Taffarel e soci. Il risultato di 0-0 non si sblocca nemmeno dopo i tempi supplementari ed inesorabile arriva la terribile lotteria dei calci di rigore. Dagli undici metri gli inglesi balbettano inaspettatamente, mentre Ergun, Sukur, Umit e Popescu centrano il bersaglio con freddezza incredibile. Il tiro del rumeno, in particolare, risulta decisivo ed il Galatasaray diviene la prima squadra turca ad aggiudicarsi una coppa europea.


Gheorghe Hagi, un mito per i tifosi del Galatasaray.

Inutile cercare di raccontare ciò che accade ad Istanbul al rientro della squadra in patria. Basti dire che i festeggiamenti durano giorni e giorni. E' una delle pagine più gloriose della storia del sodalizio. Sul terreno del Parkenstadion gli uomini in casacca giallorossa hanno giocato a calcio come inglesi, hanno difeso i propri colori ed hanno sconfitto avversari non turchi (meglio ancora, hanno conquistato la Coppa Uefa battendo proprio i “maestri” inglesi). La legge stilata dai padri fondatori è stata “applicata” alla lettera. Ma l'appetito, si sa, vien mangiando. Ed allora nei mesi successivi al trionfo europeo ecco arrivare anche il 5° scudetto dell'era-Terim e la coppa nazionale. I supporters della capitale vivono un sogno ed il risveglio è ancora lontano. Vista l'abolizione decisa dalla Uefa della storica Coppa delle Coppe,  a contendersi la Supercoppa Europea del 2000 si trovano di fronte la vincitrice della Champions League, il Real Madrid, e la detentrice della Coppa Uefa, appunto i giallorossi. La sfida viene ospitata all'interno dello “Stade Luis II” di Monaco, una sorta di salotto buono del football. Ed i turchi si “accomodano” senza fare complimenti. Una doppietta del brasiliano Jardel, giunto per sostituire Sukur (ceduto nel frattempo all'Inter), rende vano il momentaneo pareggio siglato da Raul e regala agli uomini del quartiere Galata il secondo trofeo europeo.


L'Imperatore Fatih Terim, protagonista del periodo migliore della storia giallorossa.

Dopo aver toccato il cielo con un dito, i tifosi giallorossi vedono però anche finire un ciclo quasi irripetibile. Ed è quasi naturale che quando si chiude una pagina gloriosa per un club risulti difficile riaprire immediatamente un capitolo vincente. Così capita che la squadra turca stenti un po' in Europa, in attesa magari di vedere diversi giovani talenti appena lanciati nel calcio che conta maturino le esperienze necessarie a poter esprimere pienamente, anche a livello continentale, le proprie qualità. Dal punto di vista “interno”, però, il Galatasaray non si comporta affatto male. Nel 2002 arriva infatti il 15° titolo nazionale, che permette al club di poter appuntare sulle casacche dei giocatori, prima compagine a farlo in Turchia, la terza stella (nel paese della mezzaluna la stella corrisponde a 5 scudetti). Nella bacheca finiscono anche due coppe nazionali, anche le la società vive un periodo di grande preoccupazione a causa degli ingenti debiti maturati. E' per questo motivo che lo storico presidente Faruk Suren cede il il timone ad Ozham Canaydin, ex giocatore di basket. Ed il neo-massimo dirigente dà subito un impulso importante al sodalizio, se è vero come è vero che nel 2005/2006 la squadra, guidata in panchina dal belga Eric Gerets, vince il tredicesimo titolo nazionale. E’ il miglior viatico verso una pronta ripresa della marcia trionfale anche in campo continentale. Per continuare ad avere un colore e un nome. E per battere squadre non turche.

 

La gioia della vittoria...