THE RED BLUE LEGEND

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FELICE LEVRATTO
 

"Il bomber"
 

Chiedimi una carezza. Te la regalerò. Domandami la tempesta. Sradicherò ogni albero attorno a te. Nell'uno e nell'altro caso scuoterò il tuo cuore con una forza impossibile da arrestare. (L.P.)


 

Riassumere la carriera sportiva di un grande campione raccontando un singolo episodio rischia di essere davvero ingeneroso. Nel caso di Felice Levratto, però, si può forse fare una piccola eccezione. Anche perché quel singolo episodio non toglie nulla all'immensità del personaggio, indiscusso campione di vita e di sport. Immaginiamo allora di compiere un profondo passo indietro nel tempo e di andare con la mente al 1924. Il palcoscenico ideale è quello delle Olimpiadi di Parigi. L'Italia del calcio di Vittorio Pozzo si presenta al via della competizione non senza qualche legittima ambizione. Della rosa fanno parte diversi campioni, tra cui i genoani De Prà, De Vecchi, Burlando e Barbieri. A loro, in extremis, si aggiunge proprio Felice Levratto. Nato a Carcare nel 1904, Felice si è presto trasferito con la famiglia a Vado Ligure ed ha iniziato a giocare a buoni livelli proprio con il Vado. Con quella maglia  ha vinto nel 1922 la Coppa Italia sperimentale ed ha quindi iniziato a farsi conoscere nel mondo del calcio che conta. Proprio nel 1924, mentre sta svolgendo il servizio militare a Verona, si vede recapitare in caserma una richiesta scritta di licenza prolungata per motivi sportivi. Levratto forse non comprende subito l'importanza di quella missiva. Alla base della richiesta sta però la volontà di Pozzo di inserirlo nella lista dei convocati per l'Olimpiade. Fatta la borsa in quattro e quattrotto, Levratto si aggrega ai compagni e si butta a capofitto nella nuova avventura. L'Italia disputa le prime partite e lui, a dispetto della giovane età, trova subito una maglia da titolare al fianco di giocatori decisamente più celebrati. Sul campo, del resto, contano tecnica, forza fisica e personalità e Felice ha messo tutti e tre gli “ingredienti” in quella borsa preparata in grande fretta. Dopo aver disputato un'ottima gara contro la Spagna del grande portiere Zamora, Pozzo lo conferma nell'undici di partenza contro il Lussemburgo. Ed è proprio contro i granducali che avviene l'episodio “incriminato”. Ad un certo punto dell'incontro, Levratto trova infatti il varco giusto, vede nel “mirino” la porta avversaria e calcia con tutta la forza che ha in corpo. Lo sfortunato portiere Bausch si trova sulla traiettoria e viene colpito al mento. L'effetto è quello di un gancio sferrato da un pugile e l'estremo difensore lussemburghese deve abbandonare per qualche minuto il campo per farsi soccorrere dai medici. Smaltita la botta, Bausch riprende posto tra i pali, ma quando, qualche minuto dopo, vede Levratto involarsi nuovamente verso la porta, decide di non rischiare il bis: con movimento fulmineo esce dalla porta a va a ripararsi dietro ad un palo. La scena, difficile da immaginare nel calcio di oggi, lascia tutti attoniti. Tutti tranne l'attaccante di Carcare, che, con grande signorilità ed anche con un pizzico di ironia, finge di sbagliare la conclusione e deposita la palla sul fondo. La partita, per la cronaca, si chiude con la vittoria azzurra per 2-0 (l'Italia verrà eliminata in seguito dalla Svezia), ma è in quelle due azioni, distanti solo pochi minuti una dall'altra, che sta l'essenza del Felice Levratto calciatore e uomo. Se nella rinuncia alla seconda conclusione è infatti possibile leggere tutta l'umanità di un ragazzo dal carattere semplice e schietto, in quel primo micidiale tiro trovano splendida sintesi tutte le qualità tecniche di uno degli attaccanti più forti della storia genoana. Levratto, del resto, era dotato di un fisico possente ma anche estremamente agile, che gli permetteva di giostrare non per forza in posizione centrale ma, anzi, di esprimersi assai bene in un ruolo che oggi verrebbe definito di attaccante esterno. Veloce e resistente, il bomber diveniva irresistibile quando poteva partire dalla fascia e sfruttare la propria micidiale progressione. Una volta arrivato a distanza di “fuoco”, ecco poi il pezzo migliore del repertorio: il tiro. Non è solo leggenda quella che descrive Levratto come il giocatore che sfondava le reti. Se è vero, infatti, che un tempo queste ultime erano sistemate in modo da rimanere molto tese e dunque più vulnerabili agli urti del pallone, è altrettanto vero che le cronache dell'epoca parlano di un atleta dalla “sassata” effettivamente mortifera. Tanto che l'impresa di strappare la rete pare essergli riuscita almeno una mezza dozzina di volte.

 

Felice Levratto poco prima di un incontro di calcio.

Il suo arrivo al Genoa è datato 1925, allorché le sue imprese con la maglia del Verona (indossata durante il servizio militare) e con quella della Nazionale alle citate Olimpiadi fanno sì che a lui si interessino lo stesso Grifone e la Juventus. I bianconeri lo provano addirittura nel corso di una tourneé, ma alla fine Felice preferisce la destinazione più vicina a casa ed abbraccia la maglia rossoblù. Dal quel momento colleziona 187 presenze e 84 reti, divenendo uno dei trascinatori della squadra negli anni immediatamente successivi. Unico suo rimpianto, probabilmente, quello di non essere riuscito a conquistare lo scudetto con la nuova casacca. L'impresa pare vicina a realizzarsi al termine del campionato '29-'30, il primo a girone unico, quando i rossoblù si presentano a Milano per affrontare l'Inter capolista. Tra le due squadre ci sono solo 2 punti ed alla fine del torneo mancano tre giornate. I Grifoni giocano una gran partita e si portano sul 3-1 grazie a due reti ed un assist proprio del bomber di Carcare. Ma tra i nerazzurri gioca un certo Giuseppe Meazza, che nella ripresa ristabilisce la parità. Ad un quarto d'ora dalla fine Levratto viene steso in area da un difensore e l'arbitro assegna il “penalty”. L'attaccante si presenta sul dischetto, ma poi decide, con un gesto di grande generosità, di lasciare l'onore del tiro al compagno Banchero. Quest'ultimo, però, non trova la necessaria freddezza e la sua conclusione non centra il bersaglio. L'incontro termina dunque in parità ed i rossoblù vedono svanire i propri sogni di gloria. Il destino non è del resto più benevolo con il nostro protagonista l'anno successivo. Nel mese di Novembre del 1930 la dirigenza genoana ingaggia infatti il formidabile attaccante argentino Guillermo Stabile detto “El Filtrador”, regalando di fatto ai tifosi una delle coppie di goleador più forti della storia del club. I due, però, si infortunano gravemente a poche settimane di distanza l'uno dall'altro, condannando in pratica, anche se del tutto involontariamente, i compagni ad un campionato da comprimari.
Nel 1932 Levratto passa all'Inter per comporre con il già citato Meazza una prima linea di valore assoluto. I tifosi del Genoa lo salutano con enorme amarezza e con grande rimpianto. Sarebbe probabilmente bastato un pizzico di fortuna in più per poterlo ricordare come il bomber della “stella”, il decimo scudetto atteso ancora oggi. Ma forse la vera fortuna dei genoani sta proprio nell'aver avuto l'opportunità di applaudire un campione di enorme talento ed un uomo di eccezionale spessore umano. Un uomo capace di fare breccia nel cuore dei supporters con la stessa veemenza con cui sapeva colpire la palla al momento di scoccare un tiro verso la porta avversaria.  

 

Dati statistici

Presenze nel Genoa: 84

Reti nel Genoa: 27

Presenze in Nazionale: 28

Reti in Nazionale: 11