THE RED BLUE LEGEND

Home
Chi siamo
La stagione
La storia del Genoa
I miti rossoblù
I grandi club
La libreria di RBL
I link
Rossoblù ovunque

CORINTHIANS, LA SQUADRA DEL POPOLO.

 

 

Provate a domandare ad un abitante di San Paolo, in Brasile, come mai la statua di Cristo che sovrasta Rio de Janeiro abbia le braccia aperte. Probabilmente vi risponderà:”Aspetta di vedere un cittadino di Rio lavorare per applaudirlo!”. Si dice che tutto il mondo sia paese, dunque il campanilismo esiste a tutte le latitudini e longitudini. Non fa eccezione il Brasile, con la laboriosa San Paolo e con la turistica e carnevalesca Rio. Ma contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, il calcio, che costituisce forma di divertimento allo stato puro, nello stato “verdeoro” nasce a San Paolo. Tanto che oggi in questa metropoli (la seconda più popolosa della terra) ogni cosa, dall'urbanistica all'organizzazione degli spazi verdi, è finalizzata alla costruzione di aree riservate al gioco del “futebol”. Ma facciamo un balzo indietro nel tempo. E' il 1884 e nella città paulista sbarcano 3000 famiglie inglesi. Il loro compito è quello di costruire, per conto della Companhia de Estrada de Ferro Sao Paulo, la ferrovia. Insieme a quegli operai arriva anche lo sport più praticato dai britannici: il football. Il figlio di uno di quei lavoratori, un certo Charles Miller, tornato a Southampton per motivi di studio, inizia a giocare in patria nel F.C. Corinthians e decide di invitare i compagni oltre Oceano, per sfidare il locale Sao Paulo Athletic Club. I maestri inglesi si aggiudicano l'incontro (è il 1910), ma quella sorta di tournee fa letteralmente innamorare i brasiliano del nuovo sport. Dal 1900 è attivo il Clube Athletico Paulistano, antenato dell'odierno San Paolo, ma la distanza fra il “futebol” ed il popolo si annulla proprio nel 1910. La sera del 1° Settembre, alle ore 20 e 7 minuti, nel quartiere Bom Retiro in cui risiedono per lo più operai ed immigrati, Joaquim Ambrosio, Carlos Da Silva, Rafael Perrone, Antonio Pereira e Anselmo Correia, alla luce di una lampada a gas, regalano un nome alla propria grande passione e fondano il Corinthians, prendendo ispirazione proprio da team di Miller.

 

L'immenso Garrincha.

Di lì a pochi giorni ecco la prima colletta per acquistare un pallone. Poi, con l'aiuto di alcuni muratori del quartiere, viene spianato un primo terreno destinato a divenire il primo ufficiale del neonato club. La passione della gente è così forte da permettere al Corinthians di bruciare letteralmente le tappe. La prima rete della storia viene realizzato da Luis Fabi, la prima goleada vede come vittima l'Associacao Athletica Lapa. E poi arrivano i primi trofei, tra cui ben due campionati paulisti. La divisa è bianca, anche perché i soldi per acquistare una vera casacca non ci sono e la strada della semplicità è decisamente la più conveniente. Nel 1914 arriva il primo appuntamento con la storia, la conquista del titolo paulista ottenuta vincendo tutte la partite e con essa i primi nomi importanti da tramandare ai posteri: Sebastiao, Américo, Amilcar, Aparìcio, Neco, Aristides Oliveira. Una grande squadra, dunque. Però, per assurdo, manca uno stadio vero, dal momento che gli incontri casalinghi vengono disputati sempre sull'originario campetto nel Barrio Bom Retiro. Nel 1918, finalmente, il comune di San Paolo cede alla dirigenza corinthiana un terreno a Ponte Grande. A questo punto occorre rimboccarsi le maniche, ma la gente non si fa spaventare. Il nuovo impianto viene inaugurato con un 2-2 ottenuto contro una selezione carioca. Alla sua costruzione hanno lavorato incessantemente tifosi, dirigenti e perfino calciatori del Corinthians. Il tutto gratuitamente. Le mani callose, le schiene doloranti, i 2000 che assistono al “vernissage” dello stadio Parque Sao Jorge hanno però certamentelo sguardo fiero di chi ha compiuto un'impresa.
Nel nuovo “catino”, tra l'altro, i successi continuano. Ed arriva il secondo traguardo storico, ovvero la vittoria nel campionato paulista del 1922, anno in cui il Brasile festeggia il centenario dell'indipendenza. Vincendo quel trofeo il Corinthians diviene per sempre e  per tutti il “campeao do Centenario”. In quella compagine, tra l'altro, militano ancora tre dei protagonisti dei due titoli precedentemente conquistati: Amilcar, Peres e Neco. Poi passano gli anni e i vecchi idoli lasciano spazio ai nuovi. Ecco allora Rato, Del Debbio, Jau, Brandao, ma soprattutto il bomber Telemaco (243 reti in 234 gare), che guida i suoi alla vitoria di tre titoli tra il 1937 ed il 1939.


Dino Sani.

 Proprio in quegli anni, con la partecipazione della “Selecao” ai campionati mondiali del 1938, comincia a diffondersi nell'intero Paese quel sentimento di appartenenza e di identificazione del popolo nella squadra nazionale che altro non è che la trasposizione ad un livello più globale di ciò che da anni accade già a San Paolo per i tifosi “corinthiani” nei confronti del proprio club. Tifosi che continuano ad amare ed applaudire grandi campioni. Claudio, Baltazar, Luizinho, Gilmar e poi Cabecao, Carbone, Olavo, Belangero oltre al goleador da record Christovam Do Pinho (305 gol in maglia bianca), sono solo alcuni dei fenomeni che deliziano il palato della “torcida alvinegra”. E nel 1953, a Caracas, arriva anche la vittoria di quella che può essere definita l'antenata dell'odierna Coppa Intercontinentale, in una manifestazione cui prendono parte anche Barcellona, Roma ed una selezione locale.


Rivelino, l'uomo con la dinamite nei piedi.

Nel 1954 ecco un altro titolo paulista. Poi il buio. Nonostante l'arrivo di campioni quali Garrincha, Rivelino, Dino Sani e Flavio, passano 25 anni prima che il Corinthians torni a vincere qualcosa. La spinta ad uscire dal momentaneo oblio arriva, neanche a dirlo, dai tifosi, dal popolo cui la squadra deve lo proprie origini. Sono in 70000 a muoversi, il 5 Dicembre 1976, per assistere alla semifinale del “Beasileirao” contro la Fluminense, al Maracanà di Rio de Janeiro. I bianchi voncono e creano i presupposti per la svolta. “Acordar, andar, dormir e viver Corinthians”, sono soliti urlare con fierezza i supporters “alvinegri”. E la squadra va. E vince. Guidata via via da campioni che rispondono al nome di Wladimir, Joao Roberto Basilio, Ze Maria, Socrates e Casagrande, la compagine incamera tre titoli in cinque anni.

 

Socrates, "Doctor Futbol".

E dopo tanti titoli paulisti (25), nel 1990 arriva anche il primo trionfo nazionale, conquistato, guarda caso, proprio contro i cugini del San Paolo. Primo trionfo nazionale, ma non unico. Ne arrivano infatti altri tre, fino al 2000, anno dell'apoteosi. Il Corinthians si aggiudica, all'alba nel nuovo millennio, il Fifa Club World Championship, primo vero mondiale per club del 21° secolo. Dida, Vampeta, Kleber, Luizao e Marcelinho Carioca sono i condottieri di quella squadra. La festa dura giorni, settimane. Ma qualche anno dopo, quando il sapore della grande vittoria non è ancora del tutto svanito, la storia riserva una pagina buia, con la prima retrocessione in seconda divisione della storia “corinthiana”. Ma il centenario della fondazione è all'orizzonte, non c'è tempo per le lacrime. “Nunca desistir”, riecheggia nelle strade del Barrio Bom Retiro, culla e cuore pulsante della passione bianconera. E proprio dalla gente, dall'entusiasmo popolare riparte la sfida alla storia. Tra i piedi un pallone. Addosso una “camiseta alvinegra”. E l'inferno dura lo spazio di pochi mesi: alla fine del campionato 2007/2008 la stella del Corinthians torna a splendere nella massima divisione brasiliana.

 

Ultima giornata del campionato 2008/2009. Il Corinthians dice addio alla seconda serie rendendo omaggio ai propri tifosi: i giocatori indossano una casacca sulla quale sono stampate le foto di decine di supporters. E' il premio alla fedeltà del popolo "alvinegro".