THE RED BLUE LEGEND

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CLAUDIO IBRAHIM VAZ LEAL “BRANCO”.
 

 “Cartolina da Paradiso”.
 

“L’arciere tende l’arco, con la mano destra tiene la freccia. Nella sua mente non ci sono né forza, né rabbia. Solo equilibrio. I suoi occhi vanno oltre il bersaglio, cercano un punto profondo quasi oltre l’orizzonte. L’infinito tocca il suo cuore ed allora lui lascia la freccia. Il dardo parte, fende l’aria. C’è il silenzio. Anche il vento tace. Tutto è quiete. Prima che l’obiettivo venga colpito. Allora niente sarà più come prima”. (L.P.)

 

 

 

“E' il tardo pomeriggio di una domenica di Dicembre del 1990. E' una domenica fredda, umida. E buia. Niente, quindi, farebbe pensare ad un appuntamento con la storia così imminente per una gradinata colma di cuori che battono all'unisono. Davanti agli occhi, a migliaia di occhi, sta prendendo forma un qualcosa di particolare, di magico. E come ogni magia, anche quella che sta per realizzarsi si nasconde a lungo sotto la veste grigia della normalità. Tutto resta apparentemente fermo, immobile, fino al momento in cui ogni cosa esplode. Nulla, poi, sarà più come prima. Davanti agli occhi, a quelle migliaia di occhi, c'è il prato verde dello stadio Luigi Ferraris. A calpestare l'erba ventidue uomini, e questa non sarebbe una novità. La partita che si gioca, però, non ha nulla di ordinario. Il Genoa affronta la Samp in un derby che ormai da qualche settimana infiamma una città intera. La super-Sampdoria, che occupa ormai da alcuni anni le posizioni nobili di classifica della serie A, affronta il piccolo Genoa di Osvaldo Bagnoli. Il Genoa, quel Genoa, sta disputando la seconda stagione nella massima divisione dopo aver conquistato l'anno precedente, sotto la guida tecnica di Franco Scoglio, una salvezza meritata ma sofferta. E' un Genoa che sta provando, dunque, a ritagliarsi un posto tra le squadre più importanti d'Italia. Ma è anche una squadra in difficoltà. Il neo-tecnico Bagnoli sta lentamente plasmando la propria creatura, gli uomini a sua disposizione, però, stanno stentando un po'. Solo tre giorni prima il Grifone è stato eliminato dalla Coppa Italia dopo una prestazione piuttosto incolore fornita contro la Roma sullo stesso terreno amico di Marassi ed il pubblico, in quell'occasione, non ha fatto nulla per nascondere la propria delusione. Tanto che lo stesso Bagnoli, a fine gara, ha tuonato verso i contestatori. “Quelle persone non meritano che vinciamo il derby!”. “Vincere il derby?”, pensano in molti. “E come possiamo anche solo pensarlo”. Eppure qualcosa, in quell'umido pomeriggio di Dicembre, è già successo. Qualcosa è cambiato nelle gambe e nella testa dei giocatori rossoblù. Già, perché fin dal primo minuto, contro un avversario decisamente più accreditato, la squadra gioca con piglio deciso, senza paura, quasi con incoscienza. E mette sotto la Samp. Tanto che a metà circa del primo tempo Stefano Eranio, “stantuffo” di destra, lascia la propria fascia di competenza e si incunea dalla parte opposta. Proprio in quel momento riceve palla in diagonale, entra in area, dribbla il diretto avversario a rientrare e piazza la sfera sul palo opposto: gol!. “Come gol? Ma quelli non dovevano farci neri in mezz'ora...?” esclamano i più. Gol! Genoa 1 Sampdoria 0. E non è finita. I rossoblù continuano a macinare gioco, a costruire trame che paiono letteralmente “disegnate” sul prato del Ferraris. In difesa, poi, Torrente e Caricola non lasciano un metro ai funamboli Vialli e Mancini. E' tutto troppo frenetico, però, per assaporare l'aria frizzante. Ed infatti, ad inizio ripresa, ecco che Vialli si infila in area genoana, la gamba di un difensore si allunga, c'è un contatto: rigore. Sul dischetto va lo stesso Vialli. Tiro imparabile: 1-1. Ecco, la magia è finita, si “torna” sulla Terra. Ma forse la vera magia deve ancora mostrarsi, deve ancora prender forma. Nel Genoa, con la maglia numero tre, gioca un terzino brasiliano che la società ha acquistato solo poche settimane prima. Si tratta di Claudio Ibrahim Vaz Leal, in arte “Branco”, nazionale “verdeoro” che ha già avuto un'esperienza in Italia al Brescia, anche se in pochi si ricordano di lui per quella fugace militanza. Quel brasiliano è stato acquistato dal presidente Aldo Spinelli su precisa indicazione di mister Bagnoli, il quale, per la verità, ha dovuto insistere non poco con il massimo dirigente rossoblù prima di venire accontentato. Proprio Spinelli, infatti, sfruttando i fitti contatti di lavoro intrattenuti con alcune aziende dell'ex-Unione Sovietica, è riuscito, dopo mesi di tentativi, ad apporre la firma sul contratto di acquisto del centrocampista Igor Dobrowolskij e non vede dunque l'ora di portarlo a Genova. All'ombra della Lanterna, però, ci sono già Skuhravy e Aguilera ed i posti disponibili per i calciatori stranieri sono in tutto tre. O Dobrowolskij o Branco, dunque. Bagnoli, però, ha grande fiducia nei centrocampisti a propria disposizione e dunque ritiene fondamentale l'arrivo del terzino carioca, capace di regalare sulla sinistra quella spinta che al Genoa manca. Branco sbarca così a Pegli e si tuffa nella nuova avventura. Esordisce a Firenze, gioca in Coppa Italia contro la Roma (andata e ritorno) e scende in campo contro la Samp probabilmente senza nemmeno rendersi conto di quale significato abbia quella partita. Branco però è in campo e fin dall'inizio corre avanti e indietro lungo l'out di sinistra con grande efficacia. I minuti continuano a trascorrere, la partita è vibrante. E il Genoa, assorbita la botta del pareggio subito, riprende a giocare come nel primo tempo. Ad un certo punto il direttore di gara fischia un fallo per i rossoblù alcuni metri fuori dall'area doriana. Sulla palla vanno Aguilera e proprio Branco. E' un attimo. L'aria cambia all'improvviso. Il respiro diventa più leggero, quasi come se l'ossigeno risultasse più rarefatto. Pato Aguilera parte con una breve rincorsa, salta sopra alla palla e con la suola la tocca leggermente all'indietro. Dietro di lui c'è Branco. Anche lui prende la rincorsa e parte. Ma è una rincorsa strana. Gli specialisti dei calci di punizione insegnano spesso che una rincorsa troppo lunga e veloce toglie equilibrio e precisione al tiratore. Ma tant'è, Claudio Branco arriva sulla sfera, si coordina e con l'esterno sinistro calcia. Il tiro, ad effetto, supera la barriera e mentre si avvicina alla porta si sposta sempre più verso il sette alla destra di Pagliuca, il portiere doriano. Il volo dell'estremo difensore è inutile. Il viaggio del pallone dura pochi istanti e nello stesso tempo un'eternità. Di colpo c'è silenzio. Poi il boato. La palla gonfia la rete. Gol! Il resto non si può descrivere. Solo chi c'era sa che cosa ha provato. Il cuore in gola, il battito a mille, la festa. Poi, nulla è più come prima”. (L.P.)

 

 La cartolina dal Paradiso...

E' abbastanza ingeneroso ricondurre tutto quanto di buono fatto vedere da un calciatore ad un singolo episodio, seppure meraviglioso. A maggior ragione è ingeneroso se il giocatore in questione è un campione vero, un grande interprete del proprio ruolo, un fuoriclasse assoluto. Ma per quanto grande tu sia, molto spesso vieni ricordato per la cosa più importante che hai fatto. E questo è il destino di Claudio Ibrahim Vaz Leal. Dall'immagine di quel gol nel derby del Dicembre 1990 viene creata una cartolina che i tifosi genoani spediscono in centinaia di copie con gli auguri di Natale ad amici e parenti. Genoani o sampdoriani. Quel gol segna una svolta per il Grifone, che da quel momento inizia la cavalcata che lo porta a disputare la miglior stagione del dopoguerra. E per il suo popolo, che ricomincia a credere nel futuro, in un futuro in qualche modo più vicino al passato glorioso. Ma Branco non è stato solo questo. Nel calcio che conta il terzino carioca inizia ad affacciarsi negli anni '80, tanto che nel 1986 è titolare della nazionale verdeoro ai mondiali in Messico. Nel reparto arretrato Leandro gioca sulla fascia sinistra, Branco su quella destra. Il primo ha però doti assai offensive ed allora Claudio finisce spesso per tenere una posizione un po' più prudente. Vive poi una prima esperienza in Italia, al Brescia, per trasferirsi successivamente in Portogallo al Porto. Arriva quindi la chiamata del Genoa ed il tuffo in una realtà nuova, bella, con una tifoseria che per passione e calore ricorda molto quelle brasiliane. Branco prende posto sulla “sua” fascia sinistra ed il Grifone fa un salto di qualità enorme. Eranio e Ruotolo sulla destra, Claudio e Onorati sull'out mancino. Nasce e cresce la squadra che arriva quarta in campionato a fine stagione '90/'91 e vive l'emozione dell'avventura europea l'anno successivo. Una squadra con un grande collettivo ma anche con singoli di grande spessore. E Branco non è solo micidiale sui calci piazzati. Dalla sua parte nascono spesso le azioni più pericolose, i cross per la testa dell'ariete Tomas Skuhravy, le “rasoiate” a cambiare improvvisamente il gioco dalla parte opposta. Il brasiliano diviene uno dei perni della “macchina” costruita da Bagnoli ed anche dopo la fine dell'avventura genovese dell'uomo della Bovisa continua ad indossare la casacca del Grifone con ottimi risultati.

 

Aguilera-Skuhravy-Branco, il trio delle meraviglie dell'Euro-Genoa di Osvaldo Bagnoli.

Nell'estate del 1994, negli Stati Uniti, il terzino sinistro del Brasile che batte l'Italia di Arrigo Sacchi e si aggiudica il titolo di campione del mondo è proprio lui. E la sua prestazione in quella finale, positiva ed importante come al solito, permette ai genoani di fare proprio un ennesimo record. Nel corso della telecronaca di quell'incontro, infatti, il giornalista Bruno Pizzul sottolinea spesso il fatto che Claudio abbia indossato la maglia del Genoa, tanto che alla fine il nome della squadra più antica d'Italia viene pronunciato probabilmente più volte di quante non vengano scanditi quelli delle due nazionali impegnate nell'incontro. E' l'ultimo regale di Branco ai genoani. La sua avventura rossoblù, infatti, è all'epoca già terminata da circa un anno. Non ancora la sua carriera, che lo porta prima nel suo Brasile, poi addirittura in Inghilterra al Middlesbrough, poi ancora in Brasile ed infine a New York per indossare la casacca dei MetroStars. Oggi si dice mandi avanti una fattoria, una sorta di “ranch” in Brasile. In Italia, al contrario di molti suoi ex-colleghi che hanno appeso le scarpe al chiodo, non si praticamente è più visto. Il suo mondo ora è là oltre l'Oceano. Eppure ogni anno, a metà Dicembre, quando le giornate si fanno fredde e umide, tanti genoani ripensano a quel pomeriggio, a quella cartolina, a quel gol che ha cambiato la storia. E la voglia di riabbracciare Claudio Ibrahim Vaz Leal, anche solo per dirgli un'altra volta “Grazie!”, si fa grande.

 

 

Dati statistici:

 

Presenze nel Genoa: 71

 

Reti nel Genoa: 8