THE RED BLUE LEGEND

Home
Chi siamo
La stagione
La storia del Genoa
I miti rossoblù
I grandi club
La libreria di RBL
I link
Rossoblù ovunque

ANDREA FORTUNATO
 

 “Ti ho salvato, ora devo andare”.
 

“Ho corso a perdifiato sulla sabbia fine impastata di sale, poi sulla terra polverosa, poi ancora sull'erba profumata d'aria leggera. In pochi mi hanno seguito. Ora volo sopra a bianche nuvole di cotone. Nessuno mi prende più”. (L.P.)

 

 

Il sorriso di Andrea Fortunato. Il ricordo più bello.

 

Campionato di serie A 1992-'93, ultima giornata del torneo. In un pomeriggio bollente non solo per la temperatura atmosferica, il Genoa ospita al Ferraris il Milan. In vetta alla classifica le gerarchie sono ben definite ed i rossoneri si presentano a Genova con il solo obiettivo di terminare positivamente la stagione. Il Genoa, invece, si trova in una posizione di classifica piuttosto scomoda, poco sopra alla zona retrocessione. I rossoblù hanno però il vantaggio della matematica salvezza in caso di pareggio contro i milanesi. Tutto parrebbe così far pensare ad una classica partita di fine stagione, con 22 atleti a correre per il campo in attesa del fischio finale dell'arbitro e del successivo “rompete le righe” prima della partenza per le meritate vacanze estive. Ma il Ferraris, si sa, è stadio assai particolare, difficilmente si presta a quel tipo di incontri, o forse sarebbe meglio dire a quel tipo di atteggiamento da parte degli atleti che si trovano a giocare sul suo terreno. Tant'è che l'incontro inizia ed il Grifone, sospinto dall'incitamento della Nord, tiene da subito alto il ritmo e prova a togliere respiro al “Diavolo” rossonero. La cosa riesce, l'entusiasmo sale e, ad un certo punto Nicola Caricola, di professione difensore, trova il varco giusto e porta in vantaggio il suoi. Il pubblico impazzisce, l'incitamento sale alto e ad un certo punto ecco anche i primi cori anti-Milan. Nel clima di imprudente euforia che si viene così a creare i giocatori milanisti si scuotono e ritrovano orgoglio e forza. Nel giro di pochi minuti  i rossoblù si ritrovano schiacciati nella propria metà campo. Al quarto d'ora della ripresa il risultato è di 2-1 per i rossoneri. Brividi freddi corrono lungo le schiene dei tifosi genoani, il fantasma di una beffarda retrocessione inizia a materializzarsi davanti ai loro occhi, nel profondo delle loro anime. Ma smaltito un primo momento di paura, i giocatori di casa si riprendono ed iniziano a macinare nuovamente gioco. Quasi tutti cercano di buttare in campo le ultime energie nervose rimaste. Quasi tutti. Già, perché tra i rossoblù c'è un giocatore che nella mischia riesce a gettare anche freschezza atletica e classe pura. Quel giocatore si chiama Andrea Fortunato e, fedele alle consegne che gli sono state assegnate prima della partita, continua a macinare chilometri sulla propria fascia di competenza, la sinistra, quasi non sentisse il caldo e la fatica. Da quella parte del campo trova come avversario Mauro Tassotti, uno dei più forti in Italia nel ruolo, ma Andrea non sembra per nulla intimorito. Con il passare dei minuti si propone in modo sempre più pericoloso nella metà campo avversaria ed in alcune occasioni riesce a presentarsi al tiro. Nell'ultima di queste Fortunato si accentra partendo dal vertice sinistro dell'area rossonera, riceve palla e sferra un sinistro potente e preciso. La Nord trattiene il fiato per un lunghissimo, interminabile attimo. Poi la sfera gonfia la rete alle spalle del portiere milanista ed il risultato si trasforma nel 2-2 che, da lì a pochi minuti, regala al Genoa la riconferma nella massima serie. La festa può dunque avere inizio ed Andrea è certamente uno dei giocatori più acclamati. Ma la sua militanza in rossoblù è giunta al capolinea. E lui stesso già conosceva il proprio destino sportivo ben prima di segnare quella rete così importante, la rete della salvezza. Il presidente Spinelli lo aveva infatti già virtualmente ceduto alla Juventus alcune settimane prima, per lui era pronto un contratto a cifre notevoli oltre ad un posto da titolare in una delle squadre più celebrate in Italia ed all'estero. Andrea, però, non aveva perso la voglia di correre e lottare per la maglia che portava addosso e fino all'ultimo secondo dell'ultima partita aveva onorato i colori per i quali era sceso in campo. Per questo i tifosi non lo avrebbero dimenticato. Già, perché quando l'anno successivo Fortunato si presenta da avversario a Marassi, prima del calcio di inizio corre verso la Nord e compie un gesto che trasuda umanità e coraggio: saluta gli ex-supporters e li applaude. La gradinata, di solito poco tenera con coloro che lasciano il Genoa per andare a giocare in squadre di alta classifica, si scioglie a propria volta in un caloroso applauso. Poi la partita ha inizio ed Andrea gioca come deve, da professionista vero quale è. Gara dopo gara mette in mostra tutte le proprie qualità di terzino fluidificante completo, capace in primo luogo di toccare la palla con classe immensa e di saltare l'avversario con velocità e facilità sorprendenti. Ma incredibilmente bravo anche a marcare qualsiasi avversario in fase difensiva, come era accaduto un giorno in cui, con addosso ancora la casacca rossoblù, si era trovato a dover marcare a uomo il laziale Beppe Signori, capocannoniere del campionato, riducendolo al silenzio senza commettere un solo fallo nell'arco di 90 minuti. Le settimane passano, la maglia numero “3” bianconera è sempre più saldamente sulle spalle di Fortunato. Arrigo Sacchi, ct della Nazionale, capisce che il ragazzo ha stoffa e gli regala una maglia azzurra in occasione dell'incontro con l'Estonia. Lui risponde con una prestazione convincente. Nel suo futuro sembra splendere un sole difficile da offuscare. Ed è normale che sia così per un ragazzo di 23 anni. Ma un maledetto destino è in agguato. Il suo rendimento in campo inizia ad essere inferiore alle attese. Prima arriva una serie di infortuni, poi una febbre leggera ma fastidiosa lo debilita. A Torino iniziano per lui le critiche. A Genova, invece, sembra di ascoltare una storia già ben nota: quella di un ragazzo dalle grandi qualità che viene “bruciato” da un ambiente troppo competitivo e poco protettivo. Il problema è però più grave. Andrea si sottopone ad una serie di accertamenti medici che danno una diagnosi terribile: leucemia acuta linfoide. I medici provano un primo trapianto di midollo, poi un secondo ed il ragazzo pare rispondere alle cure. Con il passare del tempo si riprende, torna a frequentare i compagni di squadra. In occasione di Sampdoria – Juventus decide di riassaporare l'aria della città che lo ha lanciato nel calcio che conta e si accomoda in tribuna a Marassi. La vita è stata crudele con lui, ma forse ora sta tornando a sorridergli. Nella primavera del 1995, però, Andrea contrae una banale influenza. Il suo fisico è ancora troppo debole e non riesce a reagire. Lui però ci prova. Come ha fatto tante volte in campo, alza lo sguardo, misura la fascia davanti a lui e scatta. Le gambe sono stanche, molli. Ma girano, si muovono. “Raccogli le forze, Andrea, questo è lo scatto più importante della tua carriera. Della tua vita”. Andrea Fortunato vola in cielo il 25 Aprile del 1995. “Alza la testa, Andrea, e corri. Adesso nessuno ti raggiunge più”.

 

 

Dati statistici

Presenze nel Genoa: 39

Reti nel Genoa: 3

Presenze in Nazionale: 1

Reti in Nazionale: 0